Venti dipendenti Fincantieri e due imprenditori finiscono nei guai. La procura di Torre Annunziata, infatti, ha firmato un avviso di conclusione delle indagini per un presunto raggiro da parte degli operai, i quali, secondo gli inquirenti, lavoravano sotto mentite spoglie presso un cantiere navale di Piombino pur essendo in regime di cassa integrazione. L'accusa mossa nei loro confronti è quella di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche. I suddetti operai del cantiere stabiese avrebbero contemporaneamente percepito gli ammortizzatori sociali erogati dall'Inps e prestato servizio sotto falso nome presso il cantiere di Piombino, nel livornese, falsificando le certificazioni Unilav, ossia i moduli consegnati ai lavoratori per via telematica per certificare la propria posizione. Gli inquirenti hanno poi riscontrato la presunta complicità da parte di due ditte private stabiesi, i cui legali rappresentanti avrebbero reclutato i venti dipendenti del cantiere per svolgere una commessa a Piombino, fornendo false generalità all'Unilav. I ventidue indagati risiedono tutti a Castellammare o nei comuni limitrofi dei Lattari e nelle prossime ore la parola passerà al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torre Annunziata che dovrà esprimersi sul rinvio a giudizio.