Mancano poco meno di tre settimane alla festa dell’Immacolata, un evento che in particolare a Castellammare unisce sacralità e tradizione ma che, negli anni, ha assunto sempre più i contorni di una pratica fuori controllo. Quello che dovrebbe essere un momento di devozione religiosa si è trasformato in una competizione tra i quartieri, spesso caratterizzata da dinamiche pericolose e illegali. I protagonisti, giovani e giovanissimi, si dedicano alla costruzione di enormi cataste di legno che raggiungono altezze vertiginose, alimentando una tradizione che, se da un lato affonda le radici nel folklore locale, dall’altro rappresenta una minaccia per la sicurezza pubblica e l’ambiente. Ad aggravare il fenomeno, il silenzio generale in cui si consuma. I furti e le attività illegali si svolgono sotto gli occhi di una città che, dalle istituzioni alle forze di polizia, sembra incapace o poco propensa a intervenire.
Nonostante il divieto ufficiale di accendere i tradizionali “fucaracchi” nei rioni, i preparativi per i falò procedono indisturbati. Da mesi, gruppi di ragazzi si aggirano per la città alla ricerca di legna da ardere. Una "caccia" che spesso sfocia nel furto: il legno viene prelevato da cantieri, terreni agricoli in periferia e, ancor più preoccupante, dai boschi di Quisisana. Quest’ultima pratica rappresenta una grave minaccia per il polmone verde della città, un’area già fragile che si trova ad affrontare i rischi di disboscamento illegale senza adeguati controlli, e allo stesso tempo il paradosso: il saccheggio del patrimonio naturale a pochi passi dalla sede del Parco Regionale dei Monti Lattari, simbolo della tutela ambientale.
Nel tentativo di gestire questa tradizione e trasformarla in un evento sicuro, l’amministrazione comunale sta valutando l’organizzazione di falò autorizzati e controllati sull’arenile. L’idea sarebbe quella di celebrare i falò in uno spazio pubblico e sicuro, dove i cittadini possano partecipare senza mettere a rischio la propria incolumità né danneggiare il territorio.
Se da un lato l’iniziativa dell’amministrazione potrebbe rappresentare una soluzione equilibrata, dall’altro rimane da affrontare il nodo dell’indifferenza e del lassismo che da anni accompagnano la “corsa alla legna”. Le cataste alte decine di metri e il saccheggio del territorio raccontano una realtà che non può essere ignorata, richiedendo non solo un maggiore impegno delle forze dell’ordine ma anche una presa di coscienza collettiva sul valore del patrimonio naturale e sulla necessità di preservarlo per le future generazioni.
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