Da quando è stato scarcerato il clima nel rione era diventato pesante. Ha radunato il suo gruppo di fedelissimi, fra cui Antonio Maragas, e ha iniziato a perseguitare gli imprenditori della zona. Giovanni Lambiase è diventato in poco tempo l'incubo di tutti i commercianti di via Napoli, via Ripuaria, corso De Gasperi e anche del quartiere Postiglione. Non risparmiava nessuno. A bordo di un T-Max nero, in compagnia di Giuseppe Maragas (figlio di Antonio, anche lui in carcere), si recava dalle vittime e imponeva loro il pagamento del pizzo in nome del clan Cesarano. Un riferimento non a caso: «macchia e' vino», come era conosciuto negli ambienti della mala, gestiva il racket per conto della cosca di Ponte Persica in virtù dei buoni rapporti che aveva in passato con Nicola Esposito, alias «o' mostro». I carabinieri del Nucleo Operativo di Castellammare e gli agenti del commissariato però hanno incastrato i capi della cosca raggiungendoli con un'ordinanza di custodia cautelare in carcere lunedì scorso.
Giovanni Lambiase e Antonio Maragas spesso si dividevano le zone di influenza. Il primo si muoveva lungo via Napoli, il secondo si spostava nella vicina Pompei. E proprio mentre era in trasferta nella città mariana, i carabinieri sono riusciti ad identificare gli estorsori e assicurarli alla giustizia. Il 30 maggio scorso Maragas si recò in un cantiere edile chiedendo 2mila euro al costruttore per i lavori che stava realizzando. Dopo qualche giorno si incontrarono in un bar di traversa Varo per consegnare la cifra richiesta ma i militari erano ormai sulle loro tracce. Li hanno infatti colti in flagranza mentre intascavano la somma di denaro e li hanno così assicurati alla giustizia. Su Lambiase e Maragas (Antonio e Giuseppe) indagavano anche gli agenti della polizia di Stato coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia che poi gli hanno notificato l'ordinanza di custodia cautelare.
Determinanti nell'operazione di pochi giorni fa sono state le denunce anonime di alcuni commercianti che hanno permesso alle forze dell'ordine di ricostruire quanto accadeva nella periferia nord di Castellammare. Un quartiere, quello del Cmi, che dalla scarcerazione di Lambiase soffriva le violenze del suo gruppo criminale. Auto rubate, vandalizzate, pestaggi ai direttori degli esercizi commerciali: il trio con la forza imponeva il volere della camorra. E tutto è stato possibile solo dopo che «macchia e' vino» lasciasse la casa circondariale di Poggioreale. Al momento è rinchiuso invece a Secondigliano dove attende il Riesame in compagnia di Antonio e Giuseppe Maragas.
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