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Castellammare - Estorsione ad imprenditori nel nome di un clan camorristico. Rinviato a giudizio un consigliere comunale

Massimiliano De Iulio, secondo l'accusa, avrebbe collaborato col clan Loreto-Ridosso di Scafati. «Sono sereno e convinto che la verità emergerà nel corso del processo».

tempo di lettura: 1 min
di Giancarlo Esposito
02/08/2016 12:32:50
Castellammare - Estorsione ad imprenditori nel nome di un clan camorristico. Rinviato a giudizio un consigliere comunale

Un consigliere comunale dell'opposizione finisce nei guai. Massimiliano De Iulio, componente del gruppo Prima Stabia in aula consiliare dopo aver ottenuto un seggio alle recenti amministrative con la civica Stabia in Strada facente capo al leader della coalizione di centrodestra Gaetano Cimmino, è stato rinviato a giudizio con l'accusa di estorsione ad alcuni imprenditori in nome del clan Loreto-Ridosso di Scafati. La richiesta del pm Antimafia Maurizio Cardea è stata accolta dal gup del Tribunale di Salerno Emiliana D'Ascoli. L'organizzazione criminale, secondo gli inquirenti, si sarebbe occupata per oltre dieci anni di estorsioni, usura e attentati sul territorio scafatese, sfruttando il timore reverenziale generato dalla fama di Pasquale Loreto, attualmente nascosto in una località protetta. Bastava pronunciare il suo nome, infatti, e i commercianti pagavano “senza ribellarsi”. De Iulio ha già scelto il rito abbreviato insieme ad altri sei indagati (Salvatore Ridosso, Antonio Romano, Michele Imparato, Francesco Sorrentino, Antonio Palma e Carmine Di Vuolo). Il 3 ottobre sarà vagliata la posizione del consigliere e, nel frattempo, patteggeranno Alfonso Loreto, Romolo Ridosso, Luigi Ridosso, Alfonso Morello e Giuseppe Morello. Il processo poi avrà inizio il 15 novembre presso il Tribunale di Nocera Inferiore. «Sono sereno e convinto che la verità emergerà nel corso del processo» ha affermato De Iulio, professando la sua innocenza. Pasquale Loreto e Romolo Ridosso sono i capi di un clan, che si è avvalso anche del braccio armato di Alfonso Loreto, prossimo a collaborare con la giustizia, e Luigi Ridosso, nipote di Romolo. I Loreto-Ridosso non si occupavano solo di racket ma, secondo l'accusa, gestivano anche il monopolio dei videopoker e avrebbero organizzato tre omicidi, due dei quali andati a segno.

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