Foto di Gaetano Cuomo
«Ero straniero e mi hai accolto». L'ultimo saluto a Jacopo Petruccione trova la sua sintesi in un passo del Vangelo, che don Antonino associa al 36enne attivista scomparso a causa di un male incurabile nel giorno della vigilia di Natale. In centinaia hanno gremito la Cattedrale di Castellammare di Stabia stamattina per l'addio ad un giovane che ha lasciato il segno con le sue iniziative mirate ad accrescere il senso di comunità sul territorio stabiese. La sua bara è stata portata in spalla dagli amici di una vita, distrutti dal dolore dopo aver condiviso con lui tante battaglie, compresa l'ultima, quella personale di Jacopo contro la malattia che se lo è portato via. «La morte non ha vinto - ha affermato don Antonino durante l'omelia - perché l'amore che si avverte in questa chiesa testimonia quello che lui è riuscito a costruire nella sua vita breve ma intensa». Jacopo è stato tra i fondatori dell'Asharam, un centro per l'accoglienza dei migranti situato a Santa Caterina, nel cuore del centro antico, e ha contribuito anche alle iniziative di Libera, prendendo inoltre parte attivamente alla vita politica con i giovani democratici e i ragazzi della sinistra stabiese. La Juve Stabia era un'altra sua grande passione viscerale, che lo spingeva anche a scrivere editoriali per raccontare le gesta dei suoi beniamini gialloblù. Sulla sua bara le sciarpe e i vessilli della sua squadra del cuore, mentre l'Asharam gli ha dedicato uno striscione per salutare il "compagno di sogni". Jacopo non c'è più, ma i suoi sogni divenuti realtà sono ancora tangibili per tante persone che nel suo ricordo continueranno a impegnarsi per il bene del proprio territorio.
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