Associazioni in campo per difendere il fiume Sarno ed attirare l’attenzione delle istituzioni. Il Comitato Scafati a Difesa del Sarno, Comitato Gente del Sarno, Associazione Il Golfo delle Meraviglie, Associazione La Città Armonica, Associazione Petra Hercules, Associazione Achille Basile – Le Ali della Lettura, Associazione Certamen Plinianum, Movimento La Grande Onda, Movimento Rete Libera, Associazione Ars Nuceria, Circolo Legambiente Woodwardia e Associazione Per la Nostra Terra ha ricordato come «durante la fase di lockdown, in alcuni tratti del fiume Sarno e dei canali a esso connessi, si è assistito a un miglioramento della trasparenza delle acque — testimoniato da abbondante documentazione fotografica — sicuramente ascrivibile al fermo di gran parte delle attività produttive. Anche se, per correttezza d’informazione, è da sfatare la narrazione di un fiume tornato pulito, sia perché la limpidezza, di per sé, non è prova di assenza di sostanze inquinanti, sia perché, durante il periodo di emergenza, il fiume non ha mai cessato la sua funzione di recapito finale di reflui civili trasportati da reti fognarie non ancora collettate ai depuratori».
Una situazione che però è iniziata a peggiorare. «Fin dal primo giorno della fase 2 dell’emergenza – fanno notare - con la ripresa di molte attività produttive, si è visto un repentino peggioramento dello stato delle acque. I dati delle analisi con buona probabilità confermeranno ciò che si è costatato a occhio nudo. È evidente, però, che queste “istantanee” sullo stato delle acque, prima e dopo il lockdown totale, non servono a documentare scientificamente le cause dell’inquinamento, note da mezzo secolo, quanto a testimoniare la totale inadempienza delle amministrazioni regionali e comunali nell’attuazione, prevista dalla legge, dei controlli ordinari e periodici sugli scarichi autorizzati provenienti dalle attività industriali e, per altro verso, l’insufficienza dell'azione repressiva delle forze dell’ordine sugli scarichi abusivi. La soluzione passa, semplicemente e inevitabilmente, attraverso la volontà politica e l’assunzione di responsabilità di tutti i livelli istituzionali, nessuno escluso. A tal proposito è nostra opinione che, pur nel rispetto delle autonomie locali e nella condivisione delle competenze fra i diversi livelli istituzionali, di fronte a ritardi, inadempienze ed emergenze ambientali croniche, lo Stato ha il diritto e dovere di intervenire anche ricorrendo all’extrema ratio dei poteri sostitutivi, esplicitamente previsti dalle norme vigenti».
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