La Corte di Appello di Napoli ha confermato la sentenza già emessa dal Tribunale di Torre Annunziata nei confronti di una donna ritenuta responsabile di diffamazione reiterata attraverso Facebook ai danni dell’ex sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino, e della sua famiglia.
La vicenda giudiziaria riguarda una lunga serie di contenuti pubblicati sui social network nel corso degli anni e ritenuti offensivi, lesivi della reputazione personale e caratterizzati da accuse e insinuazioni continue.
Gli attacchi sui social
Secondo quanto emerso nel procedimento, i post pubblicati avrebbero colpito non solo l’ex primo cittadino stabiese, ma anche i suoi familiari, attraverso messaggi diffusi online con modalità considerate diffamatorie.
A commentare la decisione della Corte è stato lo stesso Cimmino con un lungo messaggio affidato ai social.
“Per anni io e la mia famiglia siamo stati bersaglio di attacchi, offese, accuse false e continue insinuazioni pubblicate sui social”, ha dichiarato l’ex sindaco. La donna è stata condannata ad un risarcimento dei danni oltre alle spese legali del procedimento.
“La libertà di espressione non è libertà di insultare”
Nel suo intervento, Cimmino ha sottolineato il valore della tutela della dignità personale anche nel dibattito pubblico e sui social network.
“La libertà di espressione non è libertà di insultare, diffamare o distruggere la reputazione altrui”, ha scritto l’ex sindaco stabiese, aggiungendo poi una frase netta destinata a far discutere:
“La dignità non si tocca. Mai”.
Il tema della responsabilità sui social
La vicenda riaccende il dibattito sull’utilizzo dei social network e sui limiti tra diritto di critica e diffamazione online.
Negli ultimi anni, infatti, i tribunali italiani sono stati chiamati sempre più spesso a pronunciarsi su casi legati a contenuti pubblicati su Facebook e altre piattaforme social, soprattutto quando le accuse diffuse online vengono considerate lesive della reputazione personale.
La conferma della condanna da parte della Corte di Appello di Napoli rappresenta ora un ulteriore passaggio giudiziario significativo nella tutela contro la diffamazione attraverso i social media.
«Gestione arbitrale imbarazzante, al ritorno mi auguro di vedere un arbitraggio equo»