«Clan di Castellammare ridimensionati dall’eccellente lavoro delle forze di polizia». A dirlo è la DIA, Direzione Investigativa Antimafia, nella seconda relazione semestrale al Parlamento riferita al secondo semestre del 2020. Gli investigatori hanno terminato la consueta analisi presentando le principali criticità alla Camera e al Senato focalizzandosi anche sulla situazione criminale stabiese. A differenza degli altri report, è stata evidenziata l’incessante attività di contrasto posta in essere dalle forze di polizia che ha determinato la disgregazione delle storiche organizzazioni camorristiche dell’area. «Permane tuttavia una recrudescenza dei fenomeni delinquenziali quale conseguenza del mutamento degli storici equilibri criminali e del riproporsi sulla scena di soggetti da poco rimessi in libertà che cercano di impadronirsi di attività illecite e di porzioni di territorio» spiega la DIA.
Gli affari illeciti sono gestiti particolarmente dai D’Alessandro che mantiene la sua autorevolezza grazie alle alleanze con altri clan storici del capoluogo (quartiere di Secondigliano) e della provincia napoletana (quali i Nuvoletta e i Gionta) e a un’abile politica di spartizione delle attività illecite nel territorio con altri clan locali come i Cesarano del quartiere Ponte Persica e gli Imparato del Rione Savorito. Almeno fino all’ultima operazione antimafia, le redini del clan erano gestite da Teresa Martone, vedova del defunto capoclan Michele D’Alessandro ma un ruolo di prim’ordine lo ha ricoperto anche Sergio Mosca, arrestato solamente pochi mesi fa. Nel corso degli anni i D’Alessandro hanno anche stretto importanti alleanze con i Di Martino (favorendo i matrimoni fra le rispettive famiglie) e allo stesso tempo con le ‘ndrine calabresi. L’attività più redditizia resta l’usura e l’estorsione ai danni di esercizi commerciali e imprese locali mentre detiene, o meglio deteneva, un vero e proprio monopolio sulle onoranze funebri. Un importante passaggio della relazione riguarda “gli imprenditori amici”: secondo la DIA, il clan di Scanzano è circondato da tanti imprenditori che svolgono lavori per conto della cosca. Nomi che sono al vaglio degli inquirenti tanto che si preannunciano numerose interdittive antimafia.
Nella periferia nord della città si registra invece la presenza del clan Cesarano che estende i suoi affari fra Castellammare di Stabia, Scafati e Pompei. Anche qui viene messa in evidenza una grande operazione ai danni degli affiliati accusati a vario titolo di usura, estorsione e lesioni personali aggravati dal metodo mafioso. Sotto il profilo giudiziario, il 18 dicembre 2020 il GUP del Tribunale di Torre Annunziata ha emesso la sentenza di primo grado, con rito abbreviato, nei confronti di 11 imputati nel procedimento penale avviato a seguito dell’operazione eseguita il 12 novembre 2019 dalla Guardia di finanza nei confronti dei capi e gregari del clan Cesarano in quanto ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di stupefacenti.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.