Al centro del procedimento l'ultima assegnazione dei sedici chalet dell'Acqua della Madonna risalente al 2007.
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Abbattimento dei vecchi chalet
Turbativa d'asta per l'assegnazione degli chalet dell'Acqua della Madonna, "falsa" partenza per il processo in cui sono imputati i 16 ex concessionari delle strutture di via Duilio e i dipendenti comunali allora membri della commissione di gara. Al centro del procedimento l'ultima assegnazione dei sedici chalet dell'Acqua della Madonna risalente al 2007. La Procura di Torre Annunziata aprì un'inchiesta per turbativa d'asta, secondo i pm oplontini i concessionari si erano messi d'accordo prima di presentare le offerte al bando di gara espletato dal Comune. Dopo le indagini il gup Elena Conte prosciolse tutti gli imputati provocando la reazione dell'ex sindaco Luigi Bobbio, che di li a poco avrebbe poi fatto abbattere i manufatti di via Duilio per varare il progetto degli otto mini-ristorantini a via Duilio. Secondo l'ex primo cittadino di centrodestra, anche sulla base delle prescrizioni prefettizie della commissione d'accesso che arrivò a palazzo Farnese nel 2009, da sempre quelle attività di ristorazione erano state ad appannaggio di ambienti oscuri. Dopo il proscioglimento per i 19 imputati i pm torresi presentarono ricorso fino alla Cassazione ottenendo il rinvio degli atti processuali e il successivo rinvio a giudizio per i sedici acquafrescai, i due funzionari comunali e la dirigente Lea Quintavalle che formavano la commissione di gara. Così ieri mattina, dopo un ulteriore slittamento dell'inizio del processo per alcuni difetti di notifica ai testimoni chiamati in aula, il procedimento avrebbe dovuto prendere il via presso le aule del tribunale di Torre Annunziata. Ed invece nulla di tutto questo: il presidente del collegio giudicante ha dovuto predisporre un nuovo rinvio perché i tre testimoni convocati in aula hanno disertato il tribunale. Intanto, però, i funzionari comunali e la dirigente comunale Lea Quintavalle, tramite i loro legali difensori, hanno dato la disponibilità ad essere ascoltati dai magistrati.