Lo spettro del razzismo aleggia sulla morte drammatica del nigeriano nelle acque di Castellammare di Stabia. Il 25enne è annegato poco dopo le 17 nel mare di Pozzano a causa di un malore in uno dei lidi balneari con libero accesso del territorio stabiese. Dalla riva in molti lo hanno visto mentre si sbracciava in acqua in cerca di aiuto, prima che sprofondasse e restasse sott'acqua per circa 15 minuti. «Da quello che mi ha raccontato mia sorella, c'era un uomo di colore in spiaggia che faceva il bagno - ha raccontato una donna -, improvvisamente le persone si accorgono che quest'uomo ha bisogno d'aiuto perché non stava bene e stava annegando, impassibili, lo lasciano annegare e un signore dopo dice a mio cognato “prima c'era un signore che stava annegando, non lo vedo più!”». Il racconto assume poi contorni ancor più drammatici. «Mio cognato si lancia in acqua a cercarlo, lo trova dopo un quarto d'ora, già morto, lo porta in spiaggia, nessuno ha il coraggio di fargli la respirazione bocca a bocca perché è "diverso", è "nero", parole che sono state dette da alcune signore, se possiamo chiamarle così». Col beneficio dell'inventario, la ricostruzione effettuata dalla donna fa riflettere su una piaga sociale sempre più ardua da debellare non solo a Castellammare, ma nell'Italia intera. «Le persone intorno e gli stessi uomini dell'ambulanza ridevano ed erano serenissimi - si conclude il racconto -. Addirittura, a detta degli altri, non doveva essere una persona sana, era sicuramente sotto effetto di stupefacenti o stava scherzando, per questo non si sono buttati. Hanno trovato portafogli e carta d'identità, era residente in Italia, pensavano che addirittura fosse emigrato, allora lasciamolo morire».