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Castellammare - Camorra, la DIA: «Clan stabiesi ancora attivi e pericolosi»

A dirlo è la seconda relazione semestrale della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) pubblicato alcuni giorni fa. Il dossier analizza particolarmente il Meridione e tutte le Regione ad alta densità criminale

tempo di lettura: 2 min
28/07/2017 14:14:21
Castellammare - Camorra, la DIA: «Clan stabiesi ancora attivi e pericolosi»

Sono ancora attivi, pericolosi e numerosi i clan di Castellammare di Stabia. A dirlo è la seconda relazione semestrale della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) pubblicato alcuni giorni fa. Il dossier analizza particolarmente il Meridione e tutte le Regione ad alta densità criminale. Soffermandosi particolarmente sull’area stabiese, si è evidenziato che sono sempre due i clan egemoni nella città delle acque: i D’Alessandro, con la propria roccaforte a Scanzano, e i Cesarano, con il proprio fortino a Ponte Persica. Nonostante gli arresti, le operazioni di polizia e i numerosi sequestri, queste due associazioni criminali sono ancora attive, e forti, nel territorio stabiese. I primi, in modo particolare, mantengono intatto il proprio dominio nel centro antico (quartiere Acqua della Madonna) e nel rione Savorito, grazie ad un’alleanza con gli Imparato, oltre che Scanzano. La marijuana viene coltivata grazie alla collaborazione creata con i Di Martino di Gragnano. Secondo quanto emerso dalle indagini, queste due piazze di spaccio fruttano migliaia di euro alla cosca di Scanzano che, al momento, è retta dalle donne dei boss. I maggiori ras dei D’Alessandro sono tutti in carcere e le redini del clan sono mantenute dalle rispettive mogli. Secondo quanto si apprende, comunque, entro l’inizio dell’anno prossimo dovrebbe essere scarcerato anche il boss Vincenzo D’Alessandro, figlio del fondatore Michele. In modo particolare, comunque, gli uomini di Scanzano si occupano ancora delle estorsioni e del pizzo: i commercianti stabiesi sono costretti a pagare gli emissari della cosca per "mantenere" le famiglie dei detenuti. Allo stesso tempo, i D’Alessandro hanno esteso il proprio dominio anche all’estero (particolarmente in Germania) e in Italia Settentrionale (Emilia – Romagna e Toscana). I Cesarano, d’altro canto, hanno dovuto subire diversi colpi dalle forze dell’ordine nelle ultime settimane (in primis l’arresto del reggente Luigi Di Martino) che hanno ridimensionato la cosca. E’ finito in manette, dopo un’operazione della Polizia di Stato, anche Vincenzo D’Apice, sorpreso durante un’estorsione mentre era in permesso premio. I Cesarano, comunque, mantengono intatto il proprio potere nella zona Nord di Castellammare, a confine con Pompei, e si confermano nel mercato della droga grazie anche ai Tamarisco di Torre Annunziata, storico clan alleato. I continui arresti hanno provocato dei malcontenti interni ed è per questo che negli ultimi mesi ci sono state diverse stese nel fortino del clan stabiese. Secondo quanto ricostruito dalla Dia, i clan stanno reclutando diversi ragazzi tanto che l’età media si è abbassata notevolmente. Questi nuovi affiliati sono molto più feroci dei propri predecessori e rappresentano un problema per la società intera. I continui vuoti di potere, specialmente nelle cosche napoletane, hanno contribuito alla nascita di nuove associazioni criminali in contrapposizione alle prime. Questo, però, non sarebbe il caso di Castellammare.

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