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Castellammare - Camorra, area stabiese e penisola sorrentina: "comandano i D'Alessandro"

A dirlo sono i dati raccolti dagli analisti della Direzione Investigativa Antimafia nella relazione semestrale relativa ai primi sei mesi di attività dell'anno 2014.

tempo di lettura: 3 min
di Raffaele Cava
31/01/2015 07:52:16
Castellammare - Camorra, area stabiese e penisola sorrentina:

Non solo i sette comuni della zona dei Monti Lattari ma anche quelli della fascia costiera sorrentina. Tutti sotto il controllo del clan D'Alessandro di Castellammare, la cosca di Scanzano conferma la sua egemonia nel comprensorio stabiese e la penisola sorrentina. Sono poche, nella provincia di Napoli, le famiglie criminali in grado di controllare un così alto numero di Comuni. Sempre saldo anche il "duopolio" degli affari illeciti con il clan Cesarano di Ponte Persica, la cosca fondata dal boss Ferdinando Cesarano, che mantiene il suo raggio di azione nella periferia del territorio stabiese, a Pompei e a Scafati. A dirlo sono i dati raccolti dagli analisti della Direzione Investigativa Antimafia nella relazione semestrale relativa ai primi sei mesi di attività dell'anno 2014. Secondo l'Antimafia le due cosche più potenti in queste aree sono sempre i D'Alessandro e i Cesarano. "Sono entrambi con notevoli potenzialità offensive da un punto di vista "militare" ed economico, nonostante colpiti, negli ultimi anni, da diversi provvedimenti cautelari e rilevanti sequestri di beni", si legge nella relazione della Dia. Viene sottolineato - per quanto riguarda la camorra campana - "la debolezza di fronte al fenomeno della collaborazione con la giustizia" da parte delle nuove leve dei clan e che su questo punto "anche in chiave mediatica" devono battere le istituzioni per allontanare i clan. Dai dati esaminati e registrati dall'Antimafia si evince che entrambe le cosche stabiesi hanno la loro quartier generale nella città di Castellammare, a Scanzano i D'Alessandro e a Ponte Persica i Cesarano, ma estendono i loro tentacoli anche nei comuni limitrofi grazie all'appoggio di famiglie criminali più piccole ma radicate sul territorio. Ad esempio la legge dei D'Alessandro regna, oltre che a Castellammare, Gragnano, Lettere e Casola, anche a Pimonte, Santa Maria La Carità e Sant'Antonio Abate grazie al sodalizio dei Di Martino-Afeltra. Il clan di Scanzano, retto da Enzo D'Alessandro attualmente detenuto, pur avendo subìto tante spallate da parte dalle forze dell'ordine e, duri colpi con il passaggio di affiliati di spicco a collaborare con la giustizia come Salvatore Belviso (cugino di Enzo D'Alessandro), impone ancora il racket, l'usura e il traffico di droga. La coltivazione di marijuana sui Lattari, una delle attività più redditizie: secondo l'attività dell'Antimafia i proventi illeciti verrebbero poi investiti in attività ‘pulite' della costiera sorrentina. Stesso discorso per i Cesarano: il ‘core business' (racket delle estorsioni, droga e usura), della cosca di Nanduccio ‘e Ponte Persica si concentra a Castellammare e Pompei ma l'influenza si estende anche a Scafati dove il gruppo locale ‘alleato' è quello dei Matrone così come a Torre Annunziata, nel tempo, si sono consolidati rapporti con il clan Tamarisco nel campo del traffico di droga e armi. Tempi duri anche per i Cesarano: nell'ultimo anno sono finiti in manette due reggenti del clan, ovvero Vincenzo Cesarano (fratello del boss Ferdinando, arrestato in Romania) e Nicola Esposito alias ‘o mostro stanato dopo 9 mesi di latitanza.

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