Troppo esperto, troppe le spedizioni portate a termini e i chilometri macinati su e giù per l'Italia a bordo del suo tir. Per questo motivo i colleghi di Paolo Schettino, il 50enne camionista stabiese morto la notte tra giovedì e venerdì in un tragico incidente sull'A1, non credono all'ipotesi del colpo di sonno. L'impatto con il guard rail, prima della caduta nel vuoto all'altezza di Firenze Nord, potrebbe quindi essere stata causata da un malore, o addirittura da un guasto meccanico.
Sono queste le ultime piste al vaglio della Procura di Firenze, incaricata nelle prossime ore di far luce sul caso. Decisivi, in questo senso, saranno i test da effettuare sui rottami del camion per capire se qualcosa sia effettivamente andato storto. La salma dell'uomo, intanto, è immediatamente stata messa a disposizione della famiglia per i funerali. E nella sua Castellammare, quella del rione Cmi, è già lutto per la scomparsa di Paolo.
La vittima era descritta da chi lo conosceva bene come un gran lavoratore, anche sulla scorta della grande esperienza accumulata in anni di onorato mestiere. Anche per questo l'ipotesi che a portarlo via per sempre possa essere stata l'ingenuità di un colpo di sonno non riscuote successo per le vie della città. Paolo lascia così la moglie e due figli, l'ultimo dei quali si era trasferito a Modena e gli aveva da poco regalato un nipotino.
Nelle prossime ore gli investigatori avranno il compito di fare piena luce su quanto accaduto, in attesa dell'ultimo saluto all'uomo. A ricordarlo saranno in tanti: da Pompei, dove aveva lavorato fino alla settimana scorsa, a Angri, sede di una seconda azienda di autotrasporti che lo aveva messo sotto contratto per l'ultima fatale consegna. Anche e soprattutto per la grande esperienza maturata dal 50enne sulla tratta, la Procura ha manifestato l'intenzione di approfondire il caso e dare risposte dettagliate ad amici e parenti.