Una sentenza pesantissima quella depositata il 3 luglio scorso per l'Ente di Palazzo Farnese rappresentato dal sindaco del Pd Nicola Cuomo.
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Ripristino dello stato dei luoghi e chiusura dell'attività commerciale: la terza sezione del Tar Campania ha condannato il Comune di Castellammare accogliendo il ricorso della ditta individuale "Bar Nunzio" di Carmela Langellotto per l'annullamento dell'ordinanza n. 6 del 20 aprile 2015. Secondo i magistrati sarebbe emersa "strumentalità nell'ordine di chiusura" e addirittura un "eccesso di potere per travisamento dei presupposti di fatto e di diritto e di irragionevolezza". Una sentenza pesantissima quella depositata il 3 luglio scorso per l'Ente di Palazzo Farnese rappresentato dal sindaco del Pd Nicola Cuomo. La vicenda risale ad alcuni mesi fa quando alla caffetteria è stato ordinato l'immediato ripristino dello stato dei luoghi avendo occupato il marciapiedi e conseguentemente la chiusura dell'attività commerciale. Due gli atti impugnati contro il Municipio, ovvero due ordinanze: la n.6 del 20/04/2015 con la quale il sindaco ha ordinato l'immediato ripristino dello stato dei luoghi e conseguente chiusura dell'attività commerciale; la n. 7 del 5/7/2015, recante la revoca dell'ordine di immediato ripristino e la conferma della chiusura dell'attività commerciale. La prima ordinanza era stata oggetto di sospensione cautelare ma la successiva ha come presupposto la prima, confermandola nella parte in cui dispone la chiusura dell'esercizio commerciale per cinque giorni. Quest'ultimo ordine è concepito come una sanzione accessoria per i casi di indebita occupazione di suolo pubblico e a seconda dei casi l'amministrazione può ordinare l'immediato ripristino dello stato dei luoghi. In questo caso il Tar ha ritenuto strumentale l'ordine di chiusura "rispetto al fine del ripristino dello stato dei luoghi costituente la sanzione principale". Inoltre nel caso in esame nonostante la prima ordinanza è stata revocata, è stata firmata la seconda ordinanza e perciò il Tar ha parlato di eccesso di potere. Il Tribunale ha quindi annullato le ordinanze e ha condannato il Comune a pagare le spese processuali di mille euro e ordinato che la sentenza sia eseguita dalla stessa amministrazione di Palazzo Farnese.