Il ministro dell'Interno Angelino Alfano si appresta ad approdare nella città delle acque per presentare il suo libro “Chi ha paura non è libero”, nel quale ricostruisce la genesi del terrore, dalla minaccia dell’IS ai nuclei di Al Qaeda, passando attraverso l'addestramento dei mujaheddin in Afghanistan e i campi profughi palestinesi e soffermandosi sulle minacce che i nostri servizi di intelligence quotidianamente fronteggiano. A fare scalpore, però, prima ancora del suo imminente arrivo, è la straordinaria opera di pulizia della stazione ferroviaria che accoglierà la venuta del ministro. La storica stazione delle Ferrovie dello Stato di piazza Matteotti era ormai abbandonata da anni al suo destino, eppure l'evento sembra aver risvegliato l'orgoglio della città che vuol restituire alla location il suo antico splendore. Inaugurata nel 1842, la ferrovia ha rappresentato a lungo il fiore all'occhiello di una città che punta a rinverdire i fasti di un'epoca d'oro ormai perduta nell'oblio ed oggi appare incredibilmente tirata a lucido dopo anni di incuria e degrado. Le erbacce e i rifiuti sono state rimossi, la facciata esterna è stata ritinteggiata, le pensiline sono state rinnovate, la biglietteria, i servizi igienici e la sala d'attesa sono stati quasi completamente ricostruiti. Gli abitanti della zona hanno accolto la scrupolosa opera di manutenzione della stazione con sentimenti contrastanti, in virtù del fatto che la ristrutturazione della ferrovia, pur producendo notevoli vantaggi pratici ai cittadini, va a coincidere con l'arrivo in città di un rappresentante del governo, finendo per diventare una mera azione di facciata, destinata a restare un “unicum” in ottica futura. Non sorprende, quindi, neppure lo scalpore destato dalla scoperta di un'antica fontana che, sommersa da erbacce e rifiuti, è spuntata fuori dal nulla, un'apparizione che restituisce alla città un piccolo pezzo della sua gloriosa storia ma che assume anche contorni davvero inquietanti.