Tutti in silenzio davanti al gip. Giovanni Lambiase, Antonio e Giuseppe Maragas non hanno risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari durante l'interrogatorio di ieri pomeriggio. I tre quindi restano in carcere dopo gli arresti di lunedì scorso quando i carabinieri del Nucleo Operativo e la polizia di Stato li fermarono durante la riscossione del pizzo. Secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, Lambiase e la famiglia Maragas avevano formato una vera e propria cosca nel quartiere Cmi gestendo il racket e le estorsioni per conto della famiglia Cesarano. Le violenze e le minacce ai danni degli imprenditori sono partiti nel dicembre del 2018 quando Lambiase fu scarcerato. Da quel momento in poi la tranquillità nel quartiere è stata utopia.
I tre sono stati arrestati mentre intascavano la somma richiesta ad un imprenditore di Pompei per i lavori che stava realizzando ad uno stabile. Dopo essersi dati appuntamento in un bar di traversa Varo, furono fermati dai carabinieri che erano sulle loro tracce da tempo. Contemporaneamente ai militari, anche la polizia di Stato stava conducendo delle indagini su Lambiase e il duo Maragas. Sarebbero decine gli episodi di violenza ai danni degli imprenditori, piccoli o grandi della periferia nord di Castellammare, che sono al momento al vaglio degli inquirenti. I tre comunque restano in carcere con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
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