Ha dell’incredibile la storia che ha visto protagonista un giovane di Castellammare di Stabia, di 27 anni, accusato di essere uno dei famosi “curatori” della “Blue Whale” (gioco che induce gli adolescenti al suicidio). Qualcuno, ancora da identificare, ha preso le sue foto dai vari social e le ha diffuse accusandolo di essere uno dei primi “curatori” in Italia. Improvvisamente, a sua insaputa, le foto di Alfredo Di Capua sono state condivise da centinaia di utenti convinti della sua colpevolezza. Non sono mancati gli attacchi sul suo profilo Facebook e Instagram. Ed è proprio grazie a quest’ultimi che si è reso conto di quello che stava succedendo: il 27enne, con la passione per la moda e per il calcio, era stato identificato come “curatore”. E’ stata presentata una denuncia alla polizia postale che adesso è a lavoro per determinare l’artefice di questo terribile scherzo. Alfredo, in tutti i modi, sta tentando di segnalare quelle persone che ancora oggi condividono la sua foto ritenendolo un personaggio pericolosissimo soprattutto per i bambini. Un danno d’immagine e un grave furto d’identità che sta rovinando la vita del 27enne. Nei post contro di lui si legge: “Guardate la sua foto e non accettate richieste dai suoi profili. Lui adesca ragazzini online per farli suicidare”. Ma in realtà è tutto falso: non si conoscono ancora le motivazioni che hanno spinto ignoti a fare tutto questo. Per difendersi, Alfredo De Rosa ha lanciato l’hashtag #diblusologliocchi ma potrebbe non bastare. Il ruolo del “curatore”, nella “Blue Whale” è fondamentale: secondo le prime indagini, sarebbe questa figura ad adescare i ragazzini online e a convincerli a compiere prove per 50 giorni consecutivi. L’ultimo livello da superare consiste nel lanciarsi dal palazzo più alto della propria città e riprendersi nel gesto con un cellullare. La Procura di Torre Annunziata, dopo le tante segnalazioni, la settimana scorsa ha anche aperto un’inchiesta.