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Cronaca

Boscoreale - L'assessore Langella accusato di aggressione: «Comportamenti intimidatori per avere il canone d'affitto»


Nei guai il delegato della giunta Diplomatico, la denuncia arriva da un imprenditore affittuario dei locali della moglie del politico: «Mi ha stretto le mani al collo e minacciato».

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Nuovo scossone in piazza Pace, a Boscoreale. Il fresco assessore con delega a Tributi, Politiche giovanili e Cultura Giuseppe Langella è infatti stato denunciato per aggressione fisica e minacce. Un fatto che, se confermato, graverebbe come un macigno sull'intera reputazione della giunta Diplomatico. A fare luce sulla questione sarà ora la Procura di Torre Annunziata, che ha raccolto la querela di Nicola Lagioia, titolare di un'azienda, la Cirmon, che ha sede proprio nei locali della moglie dell'assessore in via Passanti Flocco.

«Il locale in cui la Cirmon s.a.s. esercita l'attività - si legge nella denuncia - è stato concesso in fitto dalla Impresa Cammise e Cafè di Arianna Acanfora (moglie dell'assessore Giuseppe Langella) per un canone mensile di 1.590 euro, di cui 366 euro e 1.224 euro a nero». Tale importo, secondo quanto emerge ancora nella querela, «fino al mese di luglio 2017 incluso, veniva versato nelle mani di Giuseppe Langella, marito della signora Acanfora, che provvedeva a quietanzare per il solo importo di 366 euro».

Non solo: «Oltre al pattuito importo di 1.590 euro, Langella e la moglie avevano chiesto ed ottenuto, sin dall'inizio del rapporto, la fornitura giornaliera di 50 pizzette, che lo stesso Langella impiegava nella vendita del bar (da lui gestito) adiacente al locale datoci in fitto. A tale fornitura le parti attribuivano un valore mensile di 400 euro».

Durante la scorsa estate, però, i rapporti tra le parti sarebbero deteriorati a seguito dell'invito di Lagioia alla riduzione di un canone rivelatosi presto sproporzionato. «Eravamo stati presi in giro - sottolinea indispettito nell'espsoto il titolare della Cirmon -, laddove Langella aveva lasciato intendere, nelle trattative per il fitto, che il locale andasse a gonfie vele. Dal mese di agosto al mese di novembre del 2017, in virtù di un accordo, abbiamo compensato il versamento del canone con alcuni lavori fatti a nostre spese all'interno del locale».

«Nonostante ciò, la Impresa Cammise e Cafè ci ha fatto azione di sfratto, conclusasi positivamente per noi. Abbiamo pagato i canoni arretrati (quelli ufficiali) e dal mese di novembre 2017 abbiamo iniziato a corrispondere solo 366 euro al mese. Ciò fino al settembre 2018 - precisa Lagioia -. Pressati dalle insistenti richieste del Langella (che di fatto gestisce la Impresa Cammise e Cafè), formulate anche in nome e per conto della moglie, abbiamo dovuto corrispondere, oltre al canone mensile ufficiale di 366 euro, l'ulteriore importo mensile a nero di 234 euro per un totale di 600 euro mensili».




«Preciso che la modalità di versamento in nero è stata sempre imposta da Langella per sua convenienza. Non ci siamo potuti sottrarre alla richiesta di versamento degli ulteriori 234 euro sia per il rischio di compromettere definitivamente i rapporti ormai incrinati e di giungere alla conseguente cessazione dell'attività lavorativa, unica nostra fonte di sopravvivenza sia perché Langella minacciava azioni ritorsive in danno nostro e dell'attività».

Tuttavia, sottolinea ancora Giuseppe Lagioia, «dal mese di gennaio 2019 a causa di momentanee difficoltà finanziarie, non abbiamo potuto versare a Langella l'importo mensile a nero di 234 euro, ma solo quello ufficiale di 366 euro. A fronte di ciò, Langella ha iniziato a formulare le richieste di pagamento con atteggiamenti man mano più pressanti e intimidatori fino a giungere a minacce».

Tutti gli episodi citati avrebbero avuto luogo all'interno dell'esercizio commerciale. Un climax arrivato al suo apice lo scorso 14 marzo. «Dalle minacce all'aggressione, prendendomi a calci (avevo lo sportello dell'auto aperto poiché come detto stavo per uscire dal veicolo) e stringendomi le sue mani al collo come a soffocarmi, tenendomi e immobilizzandomi anche per la sciarpa che indossavo - racconta l'imprenditore nella denuncia -. Aggiunse che se non gli avessi versato gli arretrati a nero mi avrebbe 'rotto la testa'. Da quel momento, ha impedito l'acceso veicolare al parcheggio del locale a tutti i clienti».

Parole pesantissime per l'assesore Langella, atteso già nelle prossime ore ad una replica ufficiale. La vicenda, per quanto di chiara natura personale, potrebbe finire per avere delle ripercussioni anche sul ruolo pubblico ricoperto dall'esponente dell'esecutivo. Continuerebbe così, a nemmeno un anno dall'insediamento in Municipio, la 'maledizione della giunta Diplomatico', letteralmente falcidiata dalle rinunce e dagli avvicendamenti dopo gli addii - per motivazioni diverse - di Caterina Raiola e Gennaro Langella.


mercoledì 17 aprile 2019 - 14:59 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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