Problema diffuso in tutta Italia – che ha avuto grande risonanza negli ultimi mesi – è la mancanza di medici nei vari settori dell’assistenza: tale disservizio tocca anche la Campania in modo piuttosto incisivo.
A Castellammare di Stabia, così come in molte città, si è ultimamente assistito al pensionamento di molti medici di base: ciò ha inevitabilmente fatto in modo che moltissimi cittadini rimanessero senza il proprio medico curante.
A seguito di tale lacuna sono tante le persone che affollano ASL e guardia medica al fine di ricevere assistenza. Questa situazione appare molto pericolosa se contestualizzata in quella pandemica che stiamo affrontando: molti pazienti che sono costretti a recarsi presso l’ASL o in guardia medica sono perlopiù adulti e anziani, dunque soggetti la cui salute correrebbe maggiori rischi in caso di contagio da Covid-19.
La condizione in cui versa il nostro paese – la cui necessità è spiccatamente emersa soprattutto l’anno scorso a causa dell’emergenza pandemica – affonda le sue radici in una serie di riforme che risalgono a molti anni fa.
Una di esse consiste nella scelta del legislatore nel 1999 di introdurre il numero chiuso per l'accesso alla facoltà di Medicina. Tale regolamentazione, se da un lato ha agevolato i medici ad affermarsi nel mondo del lavoro, dall'altro ha creato alcune carenze assistenziali.
Per descrivere questa crisi sanitaria si dovrebbe parlare non solo di carenza dei medici ma soprattutto di mancanza di medici specializzati: il motivo di tale disfunzione è da ricercare in un’organizzazione burocratica che presenta molte lacune al suo interno.
Innanzitutto, i medici non sono affatto pochi: l’ingranaggio che impedisce l’assunzione degli stessi è da ricercare in una diminuzione delle borse di specializzazione, ovvero quelle che finanziano la formazione di medici specializzati.
Dall’anno scorso la laurea in Medicina e Chirurgia è divenuta abilitante: dopo la stessa, senza svolgere alcun tirocinio come avveniva in passato, si possono seguire dei corsi di formazione specifica in medicina generale (che consentono di diventare medico di base) oppure delle scuole di specializzazione di area sanitaria (che permettono di lavorare nelle strutture ospedaliere o nelle ASL).
Le borse finanziate dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province autonome e da enti privati sono da anni inferiori al numero dei medici che necessitano delle stesse. Di conseguenza, molti giovani medici si ritrovano a non poter completare il proprio percorso di studi.
La Campania sconta inoltre un grave ritardo: a causa dei deficit sanitari accumulati nei decenni precedenti e del commissariamento della sanità (terminato solo con De Luca), è rimasto bloccato il turn over. Dunque i professionisti che andavano in pensione non sono stati adeguatamente sostituiti, né negli ospedali né negli ambulatori presso le ASL.
Stessa situazione per i medici di famiglia ed i pediatri: la legge e gli accordi nazionali fissano, rispettivamente, a 1500 ed a 800 il numero massimo di assistiti per ciascun medico.
Sono questi i motivi che hanno portato alla crisi assistenziale in cui oggi ci troviamo.
A questo punto è doveroso riflettere sulla complessità della situazione: come già ribadito, essa è espressione di un’organizzazione le cui problematicità sono da anni manifeste.
Tale sistema ha mostrato le proprie falle soprattutto alla luce di un’emergenza sanitaria senza precedenti. Di conseguenza, oltre all’evidente necessità di contrastare un’organizzazione che presenta le sue contraddizioni, si auspicano doverose disposizioni straordinarie che possano far fronte alle esigenze della popolazione e sopperire alle mancanze finora manifestate.
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