L’ex senatore democristiano Francesco Patriarca rischia di essere arrestato per concorso esterno in associazione camorristica. La Cassazione ha infatti rigettato il ricorso degli avvocati Enzo Maiello e Giovanni Arigò, condannando in via definitiva a nove anni l’ex esponente della Dc, al termine dell’inchiesta che vide come principale imputato (poi assolto in via definitiva) anche l’ex ministro dell’Interno Antonio Gava. Settancinque anni, Patriarca ha scontato un lungo periodo di custodia cautelare agli arresti domiciliari e la prospettiva di una nuova detenzione ora si fa concreta. Una possibilità che potrebbe essere scongiurata solo per motivi di salute, con un’istanza all’ufficio esecuzione di Corte d’appello, come spiega l’avvocato Maiello: «Il doveroso rispetto verso una sentenza non impedisce l’esercizio del diritto di critica, rileviamo pertanto che la sentenza verso il senatore Patriarca non è e non sarà l’unico esempio di passaggio in giudicato di un errore giudiziario. Confidiamo che in questo drammatico momento dell’esistenza del senatore che versa in penose condizioni di salute, vi sia spazio per valutare con necessario senso di umanità il problema dell’esecuzione della pena. Su 41 ricorsi, la Suprema Corte ha rigettato 36 volte. Accolto con rinvio, la posizione di un altro ex esponente della Dc Vincenzo Meo (condannato in primo grado a 8 anni), difeso dai penalisti Franco Coppi e Giovanbattista Vignola: per lui ci sarà un nuovo processo in appelo. Assoluzione piena invece per gli imprenditori Francesco Terracciano (difeso dal penalista Dario Vannetiello), Giuseppe Apreda (difeso dal penalista Andrea Castaldo) e Tommaso Tafuro.