Da Castellammare a Roma per protestare contro la cessione a imprenditori privati del 49% del gruppo Fincantieri. Sono circa duecento gli operai che stamattina si sono dati appuntamento alle 6 in piazza Amendola, davanti alla sede del cantiere navale stabiese, per raggiungere la capitale a bordo di diversi autobus e partecipare al corteo di protesta che alle 9.30 partirà da piazza della Repubblica e proseguirà attraverso piazza dei Cinquecento, via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali e piazza Venezia per raggiungere, infine, piazza SS. Apostoli. Al termine della manifestazione, intorno alle 12, una delegazione di manifestanti si recherà a Palazzo Chigi per consegnare alla presidenza del Consiglio dei ministri un appello sottoscritto dal 80% dei dipendenti di tutti gli stabilimenti Fincantieri. Un’iniziativa promossa dalla Fiom-Cgil contro l’annunciata quotazione in borsa del gruppo cantieristico a cui va ad aggiungersi lo sciopero di 8 ore per turno, al fine di consentire ai dipendenti di partecipare alla manifestazione nazionale. «La quotazione in borsa è una scelta sbagliata – spiega Carmine, carpentiere – in questo modo apriamo le porte alla concorrenza sleale di altri paesi dell’Est, dove la manodopera viene sottopagata e manca l’assoluto rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro». Dalla Regione al Comune, anche molti esponenti politici si schierano a favore dei lavoratori, dal consigliere di palazzo Santa Lucia, Tonino Scala, al segretario provinciale di Rifondazione Comunista, Andrea Di Martino, all’intero consiglio comunale di Castellammare che lo scorso pomeriggio ha approvato all’unanimità un documento per la tutela dei livelli occupazionali dello stabilimento navale e la necessità di conservare il controllo della società nella mani dello Stato. «L’ordine del giorno approvato sulla questione Fincantieri – spiega il sindaco Salvatore Vozza – rappresenta un importante approdo. Un voto di grande responsabilità in una situazione complicata che mi consente di approdare con una posizione forte all’incontro con i sindaci delle città Fincantieri previsto per il 18 giugno». Ma da Castellammare, su un organico di quasi 700 dipendenti, soltanto in 200 hanno aderito allo sciopero di questa mattina. A rimanere in città sono gli iscritti alle altre sigle sindacali, Fim Uilm e Cisal. «A marzo Fim, Fiom e Uilm avevano concordato che lo Stato doveva mantenere il 51% del capitale sociale di Fincantieri e cedere il 49% in borsa – spiegano gli esponenti di Uilm e Fim – Ma tale decisione è stata messa in discussione dalla Fiom in modo unilaterale aprendo un problema di affidabilità sulle scelte unitarie concordate. Il futuro industriale e occupazionale di Fincantieri è fortemente condizionato dalla realizzazione degli investimenti, annunciati dal piano industriale, che richiedono risorse economiche reperibili, oggi, solo sul mercato». Il prossimo incontro tra sindacati e governo è previsto per il 21 a Roma, una riunione da cui molti attendono ormai la definizione della lunga questione privatizzazione.