In migliaia lungo le strade della capitale per protestare contro la quotazione in borsa del 49 per cento di Fincantieri. Si è svolta ieri mattina a Roma la manifestazione di protesta dei dipendenti Fincantieri, compresi gli operai dello stabilimento stabiese, che hanno ribadito a chiare lettere il loro no alla prospettiva di privatizzazione dell’azienda dei cantieri navali. Il corteo, organizzato dalla Fiom, si è concluso a piazza Santissimi Apostoli, dove si è tenuto un comizio dei vertici del sindacato. Sempre ieri è stato effettuato anche lo sciopero di 8 ore indetto dalle tute blu Cgil in tutti i siti del gruppo, mentre una delegazione di manifestanti ha consegnato il proprio appello ad alcuni funzionari del governo centrale. «Lo scopo della manifestazione - ha spiegato Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom - è quello di consegnare alla presidenza del Consiglio un appello indirizzato al capo del governo affinché l’esecutivo non proceda alla quotazione in Borsa del gruppo cantieristico. Da notare che, in calce a quest´appello che una delegazione di manifestanti ha consegnato ieri ai vertici di Palazzo Chigi, sono state già raccolte 6420 firme, ovvero un numero di sottoscrizioni pari a più del 70 per cento dei dipendenti diretti del gruppo». Folta anche la presenza degli operai stabiesi, che ieri mattina si sono dati appuntamento a piazza Amendola, proprio davanti allo stabilimento della Fincantieri. La truppa di manifestanti stabiesi ha raggiunto la capitale a bordo di cinque pullman e diverse auto private. «È stata una manifestazione emozionante - spiega Carlo, saldatore da 10 anni -. Abbiamo assistito a una viva partecipazione per un importante evento che ha coinvolto anche operai non iscritti al sindacato». Secondo il governo la privatizzazione del 49 per cento è necessaria per tutelare l´indotto di Fincantieri. Ciononostante, resterebbe nelle mani dello Stato il 51 per cento del capitale sociale con conseguente garanzia dei livelli occupazionali e l'esclusione di delocalizzazioni di attività industriali svolte in cantieri italiani. Una versione che confermerebbe come la privatizzazione parziale dell´azienda consentirebbe di reperire le risorse finanziarie necessarie a fare gli investimenti annunciati nel piano industriale. «Il nostro futuro - commenta Bruno, operaio - non può essere condizionato dalle speculazioni di imprenditori privati. Per questo motivo ho deciso di scendere in piazza per dire non alla privatizzazione». Intanto proseguono gli incontri istituzionali per risolvere il caso. A tal proposito, è previsto per il 21 giugno prossimo a Roma un nuovo vertice dal quale molti attendono ormai la definizione della lunga questione privatizzazione. E anche a livello regionale, sono sempre di più i politici che si schierano al fianco dei lavoratori. Nelle ultime ore sono infatti arrivati degli attestati di solidarietà a firma di Tonino Scala (consigliere regionale), Andrea Di Martino (segretario provinciale di Rifondazione Comunista) e dell´intero Consiglio comunale stabiese.