Cronaca
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Patriarca, chiesta la cartella clinica

tempo di lettura: 2 min
di Umberto N.
01/08/2007

Da un lato una sentenza di condanna a nove anni, diventata ormai definitiva con la pronuncia della Cassazione. Dall’altro condizioni di salute critiche, che renderebbero incompatibile il regime carcerario per un uomo di 75 anni già costretto a una serie di ricoveri in ospedale e di delicati interventi chirurgici. La vicenda giudiziaria dell’ex senatore democristiano Francesco Patriarca in fondo si gioca tutta in questi termini. L’ex parlamentare di Gragnano che negli anni ’80 fu anche sottosegretario alla Marina mercantile è stato fermato dalla gendarmeria francese due sere fa, all’uscita da un ospedale di Parigi dove aveva completato un periodo di convalescenza seguito ad un intervento alle coronarie. Gli agenti gli hanno notificato un mandato d’arresto europeo emesso alcuni giorni fa dalla Procura generale di Napoli. A questo punto la vicenda giudiziaria rischia di trasformarsi in un vero e proprio caso. «La notizia dell’arresto - commenta l’ex ministro dell’Interno Antonio Gava, che per Patriarca fu un costante punto di riferimento nella carriera politica e nella vita parlamentare - non può che lasciarmi amareggiato. Naturalmente sono molto dispiaciuto: e pur ribadendo che le sentenze della magistratura non si discutono mai, non posso che esprimergli solidarietà e affetto in un momento non facile, contrassegnato anche da uno stato di salute non felice. Ci conosciamo da tantissimo tempo: da quando Francesco frequentava il seminario, ricordo che allora voleva farsi prete. Spero che questa vicenda possa risolversi al più presto, come chiedono i suoi familiari». Ricapitoliamo dunque la vicenda. La pronuncia della Suprema Corte, che lo scorso 13 giugno per Patriarca ha confermato la condanna a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, ha chiuso definitivamente le porte a ogni ulteriore speranza di ribaltamento del verdetto di colpevolezza. Ma il braccio di ferro in sede giudiziaria non è ancora finito: a questo punto, i suoi difensori puntano verso un altro obiettivo: la sospensione dell’esecuzione dell’arresto, prima ancora della richiesta di concessione degli arresti domiciliari. Per questo sono già partite due istanze: la prima, destinata alla presidenza del Tribunale delle misure di Sorveglianza di Napoli, unico organo giudiziario competente in questa fase a valutare sulla richiesta di sospensione dell’ordine di arresto; e la seconda, indirizzata alla magistratura transalpina perché revochi quel provvedimento di fermo. In sostanza la difesa dell’ex senatore punta a dimostrare che Patriarca non poteva essere fermato a Parigi sulla base di un mandato d’arresto europeo: e questo - sostengono gli avvocati - perché all’epoca dei fatti contestati all’imputato il governo transalpino non aveva ancora ratificato il trattato internazionale sul mandato d’arresto europeo. Il presidente del Tribunale, Angelica Di Giovanni, replica con un deciso «no comment» e non anticipa quali saranno i tempi della decisione. Ieri dal Tribunale è partito un fax indirizzato all’ospedale presso il quale Patriarca è stato ricoverato, nel quale si chiede ai medici di illustrare il suo attuale quadro clinico.

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