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Lo sviluppo via mare apre il porto turistico

La novità: commercianti disposti a riconvertire le attività nell’accoglienza

tempo di lettura: 3 min
di Laura Cesarano
21/06/2007
Lo sviluppo via mare apre il porto turistico

Per ora il primato resta in mano americana: 64 metri di yacht con vista sul Vesuvio. Ma al nuovo porto turistico Marina di Stabia c’è posto per panfili ancora più spudoratamente lussuosi: ottanta metri il limite, ci si può accontentare. Tutto pronto, intanto, per la cerimonia di apertura. Gianni La Mura, presidente della società, dopodomani accoglierà il presidente della Regione Antonio Bassolino, l’assessore regionale ai Trasporti Ennio Cascetta, l’assessore alle Attività Produttive Andrea Cozzolino, l’amministratore delegato della Tess Leopoldo Spedaliere, il vescovo Felice Cece. L’incontro sarà moderato dal giornalista Carlo Franco. In darsena, a salutare l’evento, ci saranno 6 megayacht stranieri. C’è riserbo sull’identità dei proprietari, anche se d’altra parte non è invece più un mistero che dal porto turistico di Castellammare siano appena passate le grandi barche di Diego Della Valle e Maurizio Romiti. Il taglio del nastro previsto per sabato, quando Marina di Stabia aprirà ufficialmente le sue attività, è simbolico: l’approdo è già attivo da un anno. Ora i lavori a mare sono stati completati, mancano soltanto la torre di controllo e il circolo nautico. Poi si partirà con gli altri servizi: l’hotel da 120 camere, il centro fitness, il supermarket, uffici più grandi per la società. Saranno pronti in due anni e mezzo. E ci vorranno tre anni, secondo le previsioni degli amministratori, prima che lo scalo registri il tutto esaurito. I 1100 posti barca al momento sono occupati al 40 per cento. In cima alle presenze inglesi, tedeschi e francesi: sugli stranieri, del resto, si punta per ormeggi che durino tutto l’anno, garantendo continuità alle attività dell’approdo. Quanto ai prezzi, l’ormeggio di una barca di dieci metri per 12 mesi costa circa 4mila euro. Tra i servizi disponibili da subito, c’è la navetta che accompagna gli ospiti di Marina di Stabia a Capri, Positano e Sorrento, con ultima corsa di ritorno alle 4 di mattina, quanto basta per trascorrere la serata a cena e poi al night, e c’è il noleggio auto, in convenzione esterna, per raggiungere le altre mete via terra. Nell’arco di pochi anni è immaginabile che in zona si svilupperà un indotto florido: navette, guide, escursioni, attività commerciali. Un’occasione ancora tutta da cogliere, mentre toccherà alla città attrezzarsi per trattenere i turisti oltre lo specchio d’acqua. Gli stabiesi, in generale, non godranno del porto se non dal punto di vista (e non è poco) delle possibili ricadute economiche: la lunghezza minima di dieci metri crea un limite statisticamente rilevante. Ma gli imprenditori locali sono già pronti: molti tra quelli che hanno attività nella zona si sono riuniti in associazione e hanno chiesto al Comune un incontro. Sono disposti a riconvertire le loro attività per adeguarle alle esigenze dell’accoglienza. Salvatore Vozza, sindaco di Castellammare e «papà», a suo tempo, del contratto d’area stabiese-torrese, distribuisce i meriti di quello che definisce «un evento straordinario». Vanno ringraziati, dice, «prima di tutto i lavoratori e i sindacati e le loro lotte per lo sviluppo. Ma anche gli imprenditori che hanno investito in quest’area e le istituzioni che a tutti i livelli hanno reso possibile tutto questo». Comune compreso: «Voglio ricordare - aggiunge il sindaco - che nel 2004 abbiamo inagurato il Crowne Plaza, nato dalle ceneri della Calce e Cementi, e che a dicembre tocca alla Reggia di Quisisana. Ci muoviamo verso lo sviluppo turistico, ma guai a toccare i nostri cantieri navali».

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