Cronaca
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La famiglia di Patriarca: tutto alla luce del sole era già pronto il suo rientro in Italia

tempo di lettura: 2 min
di Umberto N.
01/08/2007

«È ricoverato in un ospedale penitenziario di Parigi e le condizioni fisiche non sono delle migliori». Dalla capitale francese al piccolo paese dei monti Lattari si rincorrono le voci sullo stato di salute del senatore Francesco Patriarca. A poche ore dall’arresto, ad opera della gendarmeria francese all’uscita dell’ospedale parigino, dove tra giugno e luglio aveva subito due interventi al cuore, rimangono ancora incerte le notizie sull’ex sottosegretario al ministero della Marina mercantile. Nella città della pasta, dove Patriarca ha cominciato la sua carriera politica in qualità di primo cittadino e dove è stato eletto per la prima volta parlamentare, rimangono tutti col fiato sospeso, stretti attorno alla moglie Adriana e ai tre figli. Amato e allo stesso tempo duramente contestato, ancora oggi le sorti di Patriarca suscitano grande attenzione sul comprensorio stabiese. Era il 1974 quando subì il primo intervento per questioni cardiache. Un disturbo costante, che non ha mai dato seri problemi, almeno fino alla metà degli anni ’90, quando le vicende giudiziarie di tangentopoli hanno messo a dura prova il suo stato di salute. Da allora sono trascorsi dieci anni difficili che hanno ulteriormente deteriorato il fisico del senatore, con ripetuti interventi per l’installazione di un pacemaker e tre angioplastiche. Il recente prolasso dell’aorta e altri problemi alle coronarie hanno ormai messo in ginocchio un uomo che dal letto del centro clinico penitenziario d’oltralpe chiarisce che i suoi spostamenti sono sempre stati «segnalati agli organi giudiziari competenti». «Nulla è stato fatto all’oscuro delle istituzioni – spiegano i familiari –, avevamo anche preparato il rientro in Italia. A Napoli una clinica privata era già pronta ad assisterlo ma con questo provvedimento sono state rallentate tutte le procedure. Adesso è rimasto solo in un carcere straniero e rischia seriamente la vita». Parole disperate comunicate mentre i figli del senatore si alternano in una frenetica corsa tra Napoli e Parigi nel tentativo di risolvere la questione con l’aiuto anche di un legale francese, in modo da agevolare il ritorno in Italia. Sulla sentenza definitiva a nove anni di reclusione, invece, la famiglia preferisce non esprimere alcun giudizio, almeno fino alla pubblicazione delle motivazioni che hanno indotto i giudici ad esprimere la dura condanna.

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