La storica industria Conserviera Sud chiude i battenti, 500 operai stagionali restano senza lavoro. La comunicazione è arrivata dal gruppo Ar, proprietario dell’azienda, sia ai rappresentanti sindacali che ai lavoratori, residenti in gran parte nei comuni dei Lattari. Quanto era già nell’aria da tempo sembra essere diventato dunque cosa concreta. «Vista la perdurante crisi che ha investito il settore - hanno affermato i portavoce dell’azienda - lo stabilimento abatese quest’anno non opererà come di consueto per la prossima campagna di trasformazione del pomodoro: pertanto non potremo utilizzare la prestazione degli stagionali che ciclicamente hanno collaborato con questa società». Un arrivederci che ha decisamente lasciato l’amaro in bocca. Circa 500 persone infatti si troveranno senza lavoro, in una zona dove le occasioni sono ben poche. Immediata la proclamazione dello stato di agitazione. Nel pomeriggio, dopo i vari incontri incrociati, unanime la decisione relativa a come procedere. E quindi l’istituzione di un tavolo di concertazione. «Siamo sgomenti - afferma Franco Fattoruso, responsabile provinciale della Fai-Cisl - ma, soprattutto, ci preoccupa il futuro di questi operai stagionali, la cui stragrande maggioranza risiede nei comuni di Sant’Antonio Abate, Gragnano, Lettere, Casola di Napoli e Pimonte. La nostra paura è che questo sia soltanto l’inizio di una emorragia di posti di lavoro che può diventare ancora più consistente in futuro, vista la chiara intenzione dell’azienda di investire in Puglia, con l’apertura ormai prossima a Foggia di un maxi stabilimento. Noi - conclude Fattoruso - non ci stiamo e chiederemo anche l’intervento delle istituzioni e dell’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Cozzolino». Una crisi irreversibile quella dell’oro rosso abatese. Già nella scorsa estate il Comune di Foggia aprì le porte al gruppo Ar. E adesso l’intenzione di lasciare la Campania sembra più forte. Una scelta dettata da maggiori incentivi, più infrastrutture, e drastica riduzione dei costi di trasporto, che incidono per circa il 40 per cento sul prezzo del prodotto finito.