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Acqua, petizione per dire no alla privatizzazione

Partita la raccolta delle firme per cercare di evitare la privatizzazione del servizio idrico.

tempo di lettura: 2 min
di Ciro Saccardi
19/06/2007
Acqua, petizione per dire no alla privatizzazione

Una raccolta di firme per chiedere l’abrogazione della delibera comunale che nel 1997 ha sancito la privatizzazione del servizio idrico. A promuovere l’iniziativa è il Circolo delle Libertà di Castellammare, guidato dall’ex consigliere Antonio Sicignano. Una raccolta porta a porta che inizierà nei prossimi giorni tra i votanti stabiesi, secondo l’articolo 25 dello statuto comunale, contro la delibera 144 del 1997 approvata dalla giunta dell’ex sindaco Catello Polito che sancì il trasferimento della gestione delle acque dall’azienda municipale alla Gori. «L’acqua costituisce un inestimabile bene di assoluta importanza – spiega il presidente Sicignano –, la cui fruibilità non può essere condizionata e assoggettata a logiche monopolistiche di gestione imprenditoriali. La gestione privatistica dei servizi idrici, nelle aree, in cui è stata già attivata, non ha fatto rilevare il miglioramento della qualità dei servizi, corrispondente allo scopo del legislatore, provocando, di contro, l’aumento delle tariffe, con sensibile dannosa ripercussione economica sulle fasce sociali più deboli». Dopo le numerose proteste sollevate dai gruppi di sinistra, stavolta sono gli esponenti di centrodestra a contestare la privatizzazione del servizio. «La nostra cultura ideologica ci impone di guardare con favore ad ogni sorta di privatizzazione – aggiunge –, ma non si può non rilevare che quella messa in essere dal Comune di Castellammare, in merito alla gestione del patrimonio idrico, puzza troppo di monopolio». In particolare, il gruppo di azzurri in quota a Forza Italia, vicini a don Beniamino Di Palma, il sacerdote noto per le battaglie politiche a favore del centrodestra, contesta soprattutto la mancanza della libera concorrenza sul mercato, dove l’utenza non può scegliere in base alle proprie esigenze. Un’iniziativa che suscita perplessità tra gli amministratori di palazzo Farnese. «Personalmente credo che l’acqua essendo un bene pubblico – chiarisce Maurizio Apuzzo, assessore alle società comunali – non può essere oggetto di lucro da parte dei privati, ma la distribuzione ha dei costi notevoli. Sotto l’aspetto tecnico, invece, ci troviamo di fronte ad un processo di privatizzazione delle risorse idriche ormai concluso. Addirittura, abbiamo affrontato anche un contenzioso, ma la sentenza che ne è derivata si è già espressa a favore dell’affidamento alla Gori. Comunque, se in futuro una nuova legge nazionale dovesse riaffidare la gestione ad un ente pubblico saremmo certamente favorevoli». Per giovedì pomeriggio è atteso il dibattito in Consiglio comunale proprio sul passaggio della gestione dell’acqua da Asam a Gori, una discussione chiesta dalle fila dell’opposizione. Intanto, dalla Cdl Sicignano lancia un appello alle altre associazioni del territorio «affinché tutti possano convergere su un’iniziativa concreta».

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