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Napoli - Tra pesci rari e tecnologia, l'acquario si rifà look

Centinaia di visite alla riapertura Stazione zoologica A.Dohrn

tempo di lettura: 2 min
di Ansa
09/06/2021 08:24:05

Quattrocento visitatori pomeridiani divisi in cinque turni oggi (con ingresso gratuito) e un weekend alle porte già sold out quando, a partire da sabato, servirà il biglietto. Dopo anni di lavori, riapre le sue porte l'acquario della stazione zoologica Anton Dohrn ed è subito corsa alla prenotazione per accedere nella rinnovata struttura della villa Comunale che affaccia sul mare di via Caracciolo. 
 
Costruito nel 1874, l'acquario, uno dei più antichi al mondo con la sua architettura Ottocentesca, ha riaperto oggi al pubblico dopo tre anni di lavori per quello che è l'intervento più importante e completo nei suoi quasi 150 anni di storia.
    Strutturato in 19 vasche, l'Aquarium conta circa 200 specie animali e vegetali (frutto di scambi con altri acquari o di pesca autorizzata) distribuite in 9 diversi habitat che ricostruiscono gli ambienti del Mediterraneo, dai primi metri di profondità sino agli ambienti profondi. Include anche delle vasche con pesci tropicali che simboleggiano i cambiamenti in corso nel Mare Nostrum, sempre più popolato da specie che stanno entrando dal Mar Rosso e altri ambienti tropicali. Contiene complessivi 180 metri cubi di acqua. L' Aquarium si sviluppa complessivamente su 507 metri quadrati. L'intervento di restauro è stato un mix di tecnologia e antichità. Antichità come i reperti di archeologia subacquea concessi in affidamento dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, in particolare anfore vinarie e olearie di epoca romana e ancore litiche che in una delle vasche vanno a ricomporre i resti del parco archeologico sommerso di Baia.
    Mentre le nuove tecnologie hanno interessato le vasche e tutta l'area centrale della Stazione Zoologica, dal consolidamento di cinque colonne portanti al salone espositivo, dagli ambienti retro-vasca, ai locali tecnici, dagli stabulari agli spazi al piano seminterrato che ospita gli impianti tecnologici. I lavori sono stati effettuati con i fondi del Ministero dell'Università e della Ricerca. Ma c'è anche la mano dell'Accademia di Belle Arti di Napoli grazie al progetto ideato e curato dalla Scuola di Design della Comunicazione

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