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Universiadi 2019 - Tennis: La storia di Natasha Piludu: ''Nello sport ci vuole tanta fortuna per sfondare. Consiglio ai giovani di provarci, ma conservando sempre un piano B»


L'atleta pugliese di origini sarde ha sostenuto proprio oggi l'ultimo esame, ed il 24 luglio conseguirà la laurea in Scienze Motorie

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Napoli vetrina per tanti giovani talenti in cerca della definitiva consacrazione. Per trovare una stella che brilla di luce propria, basta affacciarsi tra i campi in terra battuta del Circolo Tennis Napoli. Sogni custoditi tra borsoni colmi di racchette e palline, dove i sacrifici sono condizione indispensabile per raggiungere vette elevate. Natasha Piludu è una tennista pugliese di origini sarde, capace di guadagnarsi il prestigioso biglietto verso Napoli conquistando i campionati nazionali universitari di tennis. Classe ’95, ha raggiunto il n° 814 Wta (singolare) e n° 667 Wta (doppio) destreggiandosi con estrema maturità tra sport e studi. Tra le principali artefici della straordinaria cavalcata che ha portato il Tennis Club Bari dalla Serie C all’A2 in appena 4 anni, Natasha Piludu si appresta a diventare dottoressa in Scienze Motorie presso l’Università degli Studi di Bari. La tennista pugliese di origini sarde è un esempio da seguire per tutte le giovani atlete. Perché attraverso la meticolosa organizzazione dei tempi, i libri possono tranquillamente convivere con allenamenti e lezioni tecnico-tattiche sul campo. Natasha Piludu ha infatti sostenuto proprio oggi l’ultimo esame ed il prossimo 24 luglio coronerà il sogno di ogni giovane studente: l’ambitissima laurea.

Seconda esperienza alle Universiadi dopo Taipei, quali sono le sensazioni provate davanti ad un San Paolo sold-out che acclamava a gran voce la delegazione italiana?

“Purtroppo a Taipei non ho potuto vivere la cerimonia di apertura perché era prevista per il 19 agosto, mentre il torneo di tennis sarebbe iniziato soltanto due giorni più tardi. Arrivammo lì nella serata del 20, e fu un’autentica tragedia perché l’organizzazione stilò il calendario mettendo in programma la mia partita di esordio per la mattina successiva. Tutto diverso invece per l’attuale edizione di Napoli. È stato tutto magnifico, ti senti parte integrante di un qualcosa di veramente straordinario, perché anche se non sei il n°1 al mondo hai dalla tua parte tantissima gente che ti sostiene ed apprezza il tuo valore. Mi trovavo tra le prime file entrando dalla pista di atletica del San Paolo, e guardando tutte quelle persone presenti sugli spalti, dimenticai completamente che ci fossero le telecamere a riprenderci lungo il percorso. Eravamo sotto la curva del Napoli, ballando e cantando pezzi napoletani, e mi son divertita da matti”.    

Per chi ancora non ti conosce, quali sono le tue caratteristiche tecniche?

“Il mio tennis è fondamentalmente offensivo, perché non sono un’atleta a cui piace star lì a correre aspettando soltanto l’errore dell’avversario. Prediligo il gioco di spinta. Mi piace aggredire, imporre il mio gioco, perciò sono tendenzialmente portata a comandare nello scambio”.

Come ti sei avvicinata al mondo del tennis, e quali sono i tuoi modelli di riferimento?

“Mi sono avvicinata a questo sport piuttosto involontariamente. Mio padre veniva dal calcio, ed inizialmente ho giocato per 5 anni a pallavolo per emulare mia sorella. A un certo punto lei si innamorò di Roger Federer e decidemmo di provare con il tennis, anche perché nel volley mi facevano giocare soltanto le amichevoli e non le competizioni importanti perché ero troppo piccola. Con il tennis potevo competere già da subito, ed ecco spiegato il cambio di rotta.  All’inizio andavo ad allenarmi perché mi piaceva praticare sport, e soprattutto perché amavo stare in gruppo. Man mano il tennis è poi diventato un’esigenza. Mi piace tantissimo, e spero che resterà parte della mia vita per sempre perché ormai pratico questo sport da 15 anni, ed è sempre più parte di me. Come tutti gli sport agonistici, il tennis toglie tanto ma allo stesso tempo restituisce altrettanto. Ti permette infatti di crescere in un ambiente sano, costruttivo e molto maturo, tanto che già da piccolo inizi a sentirti più grande rispetto alla reale età anagrafica. Ho sempre visto come riferimenti atleti più vicini a me, rispetto a quelli già famosi da ammirare soltanto in tv. Stimo Rafa Nadal per ciò che concerne lo spirito di sacrificio, tuttavia ho il quadro di Serena Williams in camera perché, così come Roger Federer, ha illuminato e continua ad illuminare i nostri anni dimostrando di essere una vera e propria aliena. Per me il tennis è Serena Williams o Roger Federer”.

In singolare match tiratissimo contro Moomkoonthod. Una rimonta sfumata soltanto per una questione di episodi al tie-break.

“Prima di tutto il sorteggio non è stato favorevole, perché la tennista thailandese aveva una classifica intorno al n°700 Wta.


È stato un match tiratissimo, ho avuto 4 match-points sui quali non ho molto da recriminare perché in 3 occasioni il punto si è concluso al termine di scambi molto lunghi e intensi. Ho anche annullato una palla match, con la mia avversaria che ha poi chiuso al secondo. Voglio anche sottolineare che durante la mia gara è accaduto un episodio molto spiacevole, che fa ancora più male poiché le Universiadi si giocavano proprio qui in Italia. A bordocampo c’erano infatti persone importanti nel mondo del tennis che disturbavano lo svolgimento della gara con risate e schiamazzi, e non smettevano neanche davanti ai richiami di persone esterne. Mi ha dato fastidio vedere come certe personalità che dovrebbero essere lì per sostenerti, si dedicavano invece a prendermi in giro per aver sbagliato un palla importante. Non voglio però cercare alibi, ho perso soltanto perché la mia rivale è stata più forte, prevalendo dopo 3 ore e mezza in cui ci siamo letteralmente picchiate senza esclusione di colpi”.

Hai giocato anche il doppio in coppia con Camilla Abbate. Che rapporto avete e come vi completate sul terreno di gioco?

“Pur essendo state rivali nell’atto finale di alcuni tornei importanti come ad esempio le finali per l’accesso alle Universiadi, c’è una forte amicizia nata con Camilla fuori dal campo. Tennisticamente non ci troviamo benissimo, ma cerchiamo di colmare questo gap con il nostro affiatamento, e cerchiamo di supportarci sempre a vicenda. In una coppia è necessario avere il giusto feeling sportivo e lo stesso modo di pensare, agire o parlare. Al momento stiamo incontrando alcune difficoltà, e probabilmente c’è bisogno ancora di un po’ di tempo per affinare alcune situazioni”.

Come hai trovato il livello di competitività del torneo?

“Il livello delle Universiadi è sicuramente molto alto. A volte si tende un po’ a sminuirlo perché in Italia vige il luogo comune sbagliatissimo secondo il quale sia difficile coniugare l’università con lo sport ad alti livelli. All’estero non è così, e questa manifestazione rappresenta proprio come ciò sia possibile qualora si creino le basi per poterlo fare”.

L’Universiade come momento di sport e aggregazione: che atmosfera si respira nel villaggio olimpico?

“L’atmosfera è semplicemente fantastica. Non ho avuto modo di conoscere tutti i paesi partecipanti, ma ho potuto stringere una bella amicizia con tanti sportivi in gara per rappresentare l’Italia nelle discipline più disparate. Dal nuoto al rugby, passando per tiro a segno e atletica. Atleti forti, che han vinto l’oro senza mai perdere la propria umiltà. Spero che in futuro partecipino sempre più atleti, perché si vivono davvero momenti epici”.

Come riesci a unire lo sport con gli studi, e quali sono i tuoi programmi e progetti dopo Napoli?

“Sarebbe sicuramente più bello se gli studenti fossero agevolati nello svolgimento di un’attività sportiva agonistica. A volte è complicato far combaciare orari di lezioni ed allenamenti, così come sta alla flessibilità dei professori far slittare le sedute di esame in base agli impegni sportivi. Per quanto mi riguarda, ho la fortuna di frequentare una università che mi aiuta tanto sotto questo punto di vista, dandomi la possibilità si spostare le date nel caso in cui dovessi trovarmi fuori sede per i miei tornei di tennis”.

Quali consigli daresti ai giovani che iniziano ad avvicinarsi al mondo del tennis?

"Prima di tutto, consiglio di non abbandonare mai gli studi, perché purtroppo nel mondo dello sport ci vuole tanta fortuna per sfondare. Lo sport aiuta a maturare tanto, ma avere un bagaglio culturale importante è indispensabile per affrontare al meglio la vita, con tutte le proprie bellezze e difficoltà. Il business che gira intorno allo sport ti fa vedere lo sportivo bravo nel presente, ma nessuno pensa che la vita sia dura e presenti anche alcune prove molto dure. Mi riferisco ad esempio a malattie, infortuni, problemi economici, crescere un figlio, avere una propria famiglia. Lo sport è utile anche per trovare uno sfogo in tutto questo caos, e provare a prendere le cose positive dalla vita e andare avanti. Sono orgogliosa di essere riuscita ad unire la mia passione per il tennis alla carriera accademia, e credo di aver svolto entrambe al meglio secondo le mie possibilità. Ai giovani consiglio di avere sempre un piano B, perché se non si è bravi o seguiti da sponsor che permettano di giocare molto di più, diventa difficile avere ininterrottamente il sostegno della famiglia per tanti anni".



Universiadi 2019 - Tennis: La storia di Natasha Piludu: ''Nello sport ci vuole tanta fortuna per sfondare. Consiglio ai giovani di provarci, ma conservando sempre un piano B»

lunedì 15 luglio 2019 - 18:04 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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