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Footgolf - Stefano Grigolo campione del mondo Senior a Marrakech: le emozioni ed il rapporto con il fidato caddy Tommaso Grandi


Sorrento protagonista al Mondiale. Aneddoti e curiosità raccontati da Salvatore Costantino e Marco Esposito

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Il Footgolf italiano conquista la medaglia d’oro Senior (over 45) al Campionato Mondiale 2018 di Marrakech con Stefano Grigolo. Veronese, di professione consulente finanziario.

Grigolo porta il tricolore sul gradino più alto del podio in un gioco nato appena 10 anni fa ma che già raccoglie  un vasto pubblico di appassionati.

Il Sorrento Footgolf, ha seguito  le giornate in Marocco da un punto di vista privilegiato  grazie alla presenza nella squadra azzurra dell’ insider  Salvatore Costantino che torna al Mondiale, dopo l’esperienza da giocatore in Argentina nel 2016, come componente dello staff della Nazionale e grazie anche alle foto, alle interviste, ai video, raccolte con l’aiuto di Corinna di Somma.

Accoglienza trionfale in Italia per Grigolo ed il suo caddy Tommaso Grandi al ritorno da Marrakech. Ma questo secondo Mondiale di Footgolf ha un retrogusto agrodolce per la squadra italiana che, nel complesso, porta a casa risultati al di sotto delle aspettative. Il Sorrento Footgolf racconta la straordinaria impresa dell’oro in Marocco attraverso 10 domande a Grigolo e Grandi. Poi fa il punto sul Mondiale e sullo stato del Footgolf italiano con Salvatore Costantino e Marco Esposito

SORRENTO FOOTGOLF - Ciao Stefano, intanto grazie per la disponibilità, immagino che a Marrakech tu sia stato travolto da un turbine di emozioni, come sei riuscito a gestirle, mantenendo la serenità giusta per completare la cavalcata vincente?

STEFANO GRIGOLO - "Buongiorno a FootGolf Sorrento, grazie per l'opportunità che mi date di poter condividere l'esperienza fantastica della partecipazione alla Coppa del mondo di Marrakech. E’ stata una competizione molto lunga, quattro gare ed una settimana di gioco in cui la gestione dell’emotività e della tensione hanno avuto una parte importantissima. Al mio fianco Tommaso Grandi, mio grande amico e, per l’occasione, mio caddy. La sua figura si è dimostrata determinante per il risultato finale. Lui mi ha aiutato a gestire la tensione e chi lo conosce bene sa quanto sia in grado di stemperare i momenti complessi, con la sua grandissima simpatia. Anche in campo ci siamo confrontati molto, ad ogni buca, abbiamo trovato il modo di scherzare, senza mai perdere di vista l’obiettivo e la concentrazione".
SF - Con quali aspettative e prospettive sei partito dall’Italia?

SG - "Quando sono partito per il Mondiale il mio obiettivo era quello di dare il massimo e giocarmi tutto, anche se può sembrare retorico. Non volevo tornare a casa con il rimpianto di non aver dato il meglio perché sapevo che sarebbe stata l'ultima occasione in cui avrei potuto vincere un campionato del mondo. Ho cercato di risparmiarmi nella prova campo, perché avevo un leggero fastidio ad una gamba. Nella gara invece, ho giocato con la massima concentrazione su ogni colpo. Questo credo che alla fine abbia pagato, aldilà del risultato".
SF - L’ultimo giro è stato diverso emotivamente dagli altri?

SG - "L'ultimo giorno è sicuramente stato diverso dal punto di vista emotivo, era la finale quindi con un carico di tensione  superiore agli altri. E’ stata un'emozione grandissima presentarsi da primo in classifica, nell'ultimo gruppo.
Ero felicissimo che con me ci fosse Andrea Battaggia, al secondo posto praticamente, Credo di essere riuscito a trasformare in forza positiva tutto questo carico di emozioni, e questo mi ha dato la spinta, poi, per arrivare in fondo così bene".
SF - E l’ultimo colpo? Cosa hai pensato prima di effettuarlo?

SG - "Cosa ho provato all’ultimo putt? Questa domanda mi è stata fatta da più persone ed ho sempre risposto allo stesso modo. Dal di fuori si può immaginare che, ad un colpo così decisivo, che può regalarti il Mondiale, la tensione, la preoccupazione e la carica emotiva possano schiacciarti. Sicuramente c'era grande emozione. Con Tommaso, dopo il secondo tiro, ma in realtà già dal primo tiro… a dire il vero dal tee di partenza, conoscendo il risultato di Marcel Peeper e sapendo che con un birdie avremmo vinto il Mondiale, eravamo decisi a tentare il tutto per tutto per fare tre. Senza calcoli. Oppure di andare allo spareggio e così una volta calciato il secondo colpo, con Tommy, mentre raggiungevamo la palla, eravamo determinati comunque a provare a chiuderla. Abbiamo calciato direttamente per farlo. Poi ovviamente ci vuole anche quel pizzico di fortuna, che può fare la differenza, perché con un cm in più o un cm in meno, magari oggi saremmo qui a parlare di altro. Però la determinazione che avevamo nel voler chiudere la gara in quell’ esatto momento, credo che mi abbia aiutato, mi abbia tolto un po' di tensione e mi abbia fatto mettere la cattiveria giusta per vincere il titolo". 

SF – Quanto è stato determinante Tommaso Grandi per la tua vittoria? Se si, in cosa?

SG - "Dunque su Tommaso Grandi potrei aprire un capitolo, è un'avventura nata per scherzo, un anno e mezzo fa, quando Tommaso mi prendeva in giro, mi diceva che sarei andato agli europei a Parigi, cosa che invece non è accaduta e sono andati giocatori più esperti di me e più bravi, che tra l'altro hanno fatto un ottimo europeo. Subito dopo quell’ europeo Tommy mi disse che, in caso di mia qualificazioni ai Mondiali, lui mi avrebbe fatto da caddy. Quando mi sono qualificato mi ha scritto che sarebbe venuto e aveva prenotato il volo. Da lì è iniziata questa avventura insieme. Ho sottolineato più volte quanto la sua presenza sia stata determinante e credo abbia rappresentato la chiave di questo mio successo. Molto probabilmente se non ci fosse stato Tommy, avrei gestito in modo diverso le cose, soprattutto fuori dal campo e mentalmente. Lui mi ha dato grande equilibrio, grande forza nei momenti più difficili, con un atteggiamento davvero da grande persona qual è. Gli sono davvero molto grato e lo ripeto perché senza di lui sono certo che tutto questo non sarebbe successo".

SF – Quali obiettivi ti sei prefissato per il futuro?

SG – "Il 2018 è stato per me un anno eccezionale. Ho vinto alcune tappe regionali, una tappa interregionale, il campionato interregionale e poi il campionato del mondo. Credo sinceramente, vista anche l'età, che un’annata così sia difficile da ripetere. Ma un obiettivo molto chiaro in testa c’è, quello di giocare nei campi d’Italia e divertirmi. Sono convinto che, quando ci si diverte e si mette entusiasmo, questo possa diventare contagioso e portare altre persone a giocare a footgolf e magari regalare nuove emozioni e soddisfazioni". 

SF - Sei campione del mondo, quali sensazioni si provano a distanza di qualche giorno?

SG - "Per quanto riguarda essere campione del mondo, di sicuro me ne rendo conto più adesso del giorno in cui è successo. Ci sono stati 1000 festeggiamenti, ho avuto tantissime manifestazioni d'affetto ed è stato tutto veramente incredibile. Una persona, in particolare, mi ha detto che “ campioni del mondo si rimane per sempre”, ed è vero quindi è una cosa che porterò per sempre dentro di me. Questo mi inorgoglisce, mi dà grande soddisfazione e auguro a tutti un domani, di vivere un’esperienza così, di giocare un mondiale e divertirsi, condividere la propria esperienza e conoscere persone di altre culture è stato veramente qualcosa di indimenticabile".




SF – Ti lasciamo ancora spazio per qualche ringraziamento…

SG - "Voglio aggiungere un grandissimo ringraziamento a Marco Esposito e a Jury Piovesan, perche grazie a loro e alla incredibile mole di lavoro che hanno svolto, siamo arrivati al Mondiale super organizzato. Un enorme grazie anche all’AIFG e a tutti i ragazzi della Nazionale per il sostegno ricevuto, prima, durante e dopo la manifestazione. Un ultimo ringraziamento al mio grande amico Andrea Battaggia, con lui ho condiviso l’ultimo gruppo e sono sempre stato convinto che fosse l’avversario da battere. Ha avuto molta sfortuna in due buche che gli sono costate moltissimo, ma dalla sua esultanza per la mia vittoria, credo si capiscano quelli che sono i valori di una grandissima persona".


SF - Ciao Tommaso, veniamo subito  a te e al tuo ruolo in questo Mondiale, come si aiuta in modo effettivo un player impegnato in una gara così estenuante?

TOMMASO GRANDI - "Sinceramente non ne avevo la minima idea!!! Un paio di mesi prima di partire ci siamo sentiti, con Stefano, e quasi per scherzo ci siamo detti; “Ma se venissi a farti da caddie?” La risposta di Stefano e’ stata; “Tommy a giocare sei scarso, secondo me sei scarso anche come caddie, ma piuttosto che andare in Marocco da solo ... vieni pure”! A parte gli scherzi, non parlerei di aiuto, perché Stefano non ne aveva bisogno, per me è stata una bellissima vacanza insieme a lui. Abbiamo vissuto in simbiosi per 8 giorni, dentro e fuori dal green. Le giornate avevano sempre due comuni denominatori: il sorriso e la battuta!"

SF -  L’aiuto emotivo a Stefano deve aver comportato uno stress anche per te, come sei riuscito a rimanere calmo e trasmettere tranquillità a lui nei momenti più determinanti?

TG - "Ti rispondo con un episodio. Io sono estremamente permaloso, nel day 3 Stefano non ingranava e dopo 9 buche era in par. Alla buca 9, abbiamo discusso sulla scelta di un colpo, Stefano era abbastanza teso. In quel momento ho messo da parte la mia indole  e non ho reagito, facendo finta di non sentire quello che aveva detto. Da lì ha chiuso il day 3 con un ottimo -4".

SF - Quando hai capito che sarebbe diventato campione del mondo?

TG - "Bisogna essere sinceri, la sensazione c’era già dopo il day 1, ma non ne abbiamo mai parlato fino all’ultimo colpo di Stefano. Però prima di calciare il birdie decisivo ci siamo detti : “Ora facciamo venire giù il golf”. Al putt decisivo, quando la palla rotolava ed era a circa 4 metri, gli sono corso incontro urlandogli: “Ste, sei campione del mondo“! Lasciatemi dire che per me ,scarso giocatore di FootGolf, è stata, forse, una delle settimane più emozionanti della mia vita, non solo per la vittoria di Stefano, ma per il rapporto che si è creato fra noi e con tutti gli altri meravigliosi Italiani che erano a Marrakech. Sentire poi dall’Italia una spinta continua e sincera per Stefano, è stato bellissimo. Voglio ringraziare anche io AIFG che mi ha permesso di “stare nel gruppo”, Jury Piovesan e Marco Esposito, che hanno lavorato per mesi per il bene dei ragazzi della Nazionale. Il ringraziamento più grande va a Stefano che ha dimostrato una forza mentale e fisica incredibile, ha sempre parlato al plurale dicendo “abbiamo vinto”, questo per me è una gioia immensa".


Al di là del podio dorato di Grigolo, però, la performance mondiale della squadra tricolore, ha lasciato un sapore agrodolce in casa Italia. Ne parliamo con Salvatore Costantino, footgolfer e componente dello staff mondiale e Marco Esposito, in campo anche lui in Marocco con i colori azzurri.

SORRENTO FOOTGOLF - Dalle aspettative, ai risultati ottenuti a Marrakech, cosa non ha funzionato per i nostri giocatori?

SALVATORE COSTANTINO - "Sicuramente ci aspettavamo qualcosina in più degli assoluti e molto di più dalla team competition, per cui sotto quest'aspetto il bilancio non è positivo, quindi il sapore è amarognolo, anche se in parte compensato dalla grande impresa di Stefano Grigolo che addolcisce un po' il gusto di questo mondiale"

SF - Che sensazioni ti ha lasciato personalmente, questo Mondiale?

SC - "È sempre bello partecipare a una competizione del genere e si torna sicuramente più forti, si cresce. La sensazione che mi lascia è che il movimento italiano deve iniziare ad adeguarsi a certi standard di campi e di manifestazioni, che oltretutto impegnano i giocatori più giorni rispetto a quanto sono abituati". 
SF - Hai trovato delle differenze organizzative tra le 2016 e il 2018?

SC - "Già nel 2016 in Argentina l'organizzazione era ottima, devo dire che a Marrakech è stata eccezionale. Soprattutto per quanto riguarda le situazioni fuori dal campo, invece qualche piccola pecca c'è stata in campo, con l'accavallarsi dei gruppi di gioco, che impedivano una fluidità di gioco".

SF - Questo Mondiale dolce-amaro ti ha dato la carica per il 2019, oppure  ti ha un po’ spento?

SC - "Il mondiale, in quanto manifestazione, mi ha dato una grossa carica per il 2019, ma è una cosa che mi succede costantemente dopo aver partecipato ad eventi importanti come questi, perché se si torna sempre più forti e sicuri,  c’è la voglia di mettere in atto quello che si è imparato. Quello che mi amareggia un po' sono state alcune discussioni, alcuni dissapori in casa Italia, che purtroppo si stanno  protraendo e non si respira di certo una bella atmosfera. Spero che le cose si sistemino presto".

SF - Sei arrivato al mondiale dopo due stagioni che ti hanno incoronato come uno dei migliori giocatori d’Italia, se non il migliore, almeno per continuità di rendimento, a Marrakech le cose non sono andate come ci si aspettava, a cosa credi sia stato dovuto?

MARCO ESPOSITO - "Giocare un mondiale non é mai facile. Il campo nuovo, condizioni diverse dal solito e come sempre, la testa in questo sport vale più delle gambe. Probabilmente non sono arrivato bene mentalmente. Il primo giorno ho giocato bene, dopo é stato un crescendo di errori. L'obiettivo era arrivare all'ultima giornata, ma speravo di essere più su in classifica. Partito intorno al 60° posto gli stimoli sono venuti a mancare ed ho perso altre 20 posizioni".

SF - L’Italia a squadre ha deluso, voi giocatori, immagino, prima ancora che noi tifosi, cosa è successo?

ME - "Gli ottavi contro la Spagna hanno premiato la squadra che ha giocato meglio e che ha fatto di più per passare il turno. Noi eravamo partiti con l'obiettivo di bissare il podio Europeo del 2017 ma così non è stato e la delusione é forte".

SF - Cosa comporterà questa delusione mondiale per il tuo 2019?

ME - "Nel 2019 non so ancora cosa farò. Ci sono tante cose da migliorare, ma quando scenderò in campo cercherò di dare il massimo per tornare ai livelli di due anni fa quando ad ogni gara dimostravo il mio valore".

 


lunedì 7 gennaio 2019 - 19:50 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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