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Calcio, Serie A e Serie B: due pesi e due misure. Le parole dell'esperto di diritto sportivo Cesare Di Cintio


In Serie A sembrano arrivare le prime certezze, mentre in Serie B ci sono ancora un mare di dubbi e incertezze

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In Serie A sembrano arrivare le prime certezze, mentre in Serie B ci sono ancora un mare di dubbi e incertezze. Cosa sarà di questa stagione? Per cercare di dare una risposta, o meglio spiegazioni, abbiamo intervistato in esclusiva Cesare Di Cintio,  esperto di diritto sportivo e titolare del "DFC Sport Legal".
 
Quanto è probabile che si torni in campo? La Lega A ha ipotizzato come data il 13, la B è in un limbo e dalla C in giù la sospensione appare ormai cosa fatta.
 
 
«Credo che sia fondamentale per il calcio italiano che la Serie A torni in campo. E' chiaro che bisogna sempre tutelare la salute. E' necessario capire però se i protocolli redatti dal governo e recepiti dalla Figc siano troppo stringenti e fare un confronto con le altre nazioni per capire se sia troppo stringente il nostro o troppo "morbido" quello altrui, come ad esempio quello tedesco. Oggi è difficile dare una risposta. Potremmo, forse, darla quando si saranno giocate  un certo numero di partite. Il rischio del contagio c'è. Ma, come ti dicevo, credo sia necessario programmare una partenza e pensare di arrivare alla fine perchè, se al minimo problema si decidesse di interrompere il campionato una seconda volta, il danno sarebbe doppio.»
 
 
Le società di B non hanno la stessa disponibilità economica di quelle di A. Quanto sarebbe difficile sostenere i costi elevati del protocollo?
 
 
«C'è da specificare una cosa: il protocollo che è stato redatto è stato pensato per la Serie A. Queste società possono permettersi di assorbire i costi perchè ovviamente gli introiti e i fatturati sono diversi da quelli della cadetteria. La Serie B può tornare a giocare con un protocollo un po' più ammorbidito, ma diluito nel tempo. Diluito nel tempo significa che la ripresa non deve obbligatoriamente corrispondere a quella di A, ma si potrebbe pensare che questa avvenga anche dopo l'estate. Queste sono scelte però di ordine politico che si deve assumere la Federazione.»
 
 
Cosa succederebbe invece in caso non si riuscisse a portare a termine il campionato? 
 
«Nel caso in cui il campionato non dovesse ripartire, ci sarebbero da sciogliere tre nodi: quello sportivo per determinare promozioni e retrocessioni, quello economico riguardante i rapporti con le televisioni e quello giuslavoristico avente ad oggetto i rapporti di lavoro sportivo.»
 
In caso di sospensione, come si risolverebbe il problema della partita in mento di Ascoli e Cremonese?
 
 
«La tematica è molto discussa e già affrontata in Lega Pro poichè si aveva un campionato con una differenza di partite tra gironi. In quel caso è stato adottato un criterio già assunto dalla federazione negli anni precedenti. Ora, bisognerà vedere che criterio verrà utilizzato dalla Serie B e, se il criterio della Lega Pro, potrà essere esteso alla B. Purtroppo è una domanda di difficile risposta perchè è tutto di competenza del Consiglio federale.


Certo, il criterio utilizzato dalla Lega Pro è un criterio che, negli anni, è sempre stato usato per redigere le classifiche a detta del Presidente Ghirelli. Non è escluso che ci possano essere ipoteticamente altri criteri però quello che è stato votato regolarmente dalla assemblea è quello del cosiddetto "merito sportivo". Una possibile soluzione che potrebbe risolvere molti problemi potrebbe esser quella andare verso la riforma dei campionati, ristrutturando le competizioni professionistiche con una serie B allargata a 40 squadre come si è discusso negli ultimi periodi. Ora la Federazione, sulla base del Decreto Rilancio, avrebbe i poteri per affrontare questa impresa.»

 
 
Un altro problema da risolvere sarebbe la quarta promossa in Serie B: molte big sono contrarie all'adozione del merito sportivo e Ghirelli vuole rispettare lo statuto individuando il club che si aggiungerebbe alle vincitrici dei tre gironi.
 
 
«C'è stata una votazione e l'assemblea è sempre sovrana. Poi, è chiaro che il consiglio federale dovrà ratificare questo tipo di decisione. Tutti coloro che ritengono di essere danneggiati hanno diritto di fare le loro rimostranze. Ma, il luogo più adatto per esprimere dei dubbi e perplessita prima di un voto è l'assemblea. Da quanto a mia conoscenza, nessuno ha contestato il criterio prima della delibera assembleare. tecnicamente le contestazioni avrebbero dovuto esser svolte prima del voto. Non dico che il criterio sia giusto o sbagliato, dico che il criterio è stato votato senza essere stato contestato prima. Da un punto di vista tecnico, è l'elemento più importante.»
 
 
C'è un ultimo aspetto da analizzare. Nel caso in cui venisse contagiato un dipendente le responsabilità ricadrebbero sul club. Cosa potrebbe rischiare di conseguenza?
 
 
«La responsabilità del datore di lavoro, ossia del club, è una responsabilità che è prevista normativamente. Si è voluto rafforzare la responsabilità del medico soprattutto per quanto riguarda la gestione della squadra. Credo che scaricare sui medici una responsabilità di questo genere sia un modo per la politica di non prendere una decisione. A mio parere deve fare uno scatto e prendere una posizione: o decide di bloccare il campionato o di farlo riprendere. In caso di ripresa del campionato di Serie A, lo deve fare in modo espresso ed esplicito. Poi, deve assumersi le responsabilità, non scaricarle sulle parti deboli, ossia i medici. Molto spesso questi svolgono il proprio ruolo in maniera volontaristica, lo fanno per passione e, all'interno della federazione e/o struttura calcistica, non hanno nemmeno un contratto riconosciuto. Vogliamo responsabilizzare i medici? Ok, prima però bisogna regolarizzarli contrattualmente. Poi, puoi parlare di responsabilità. Premesso che è una responsabilità che il medico si assume sempre professionalmente perchè è connaturata alla sua professione. Sottolineare la responsabilità nel protocollo del medico significa scaricare su una parte debole, anche contrattualmente, quel tipo di responsabilità. La politica deve decidere. Ma, se vuole farlo così, deve regolarizzare la figura del medico sportivo all'interno del club e definiamo i ruoli. »



Calcio, Serie A e Serie B: due pesi e due misure. Le parole dell'esperto di diritto sportivo Cesare Di Cintio

venerdì 15 maggio 2020 - 12:16 | © RIPRODUZIONE RISERVATA

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