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Truffa ai dani dell'Inps: l'esercito dei falsi braccianti

Solo oltre 3300 i braccianti scoperti dagli ispettori dell'Inps che truffano l'ente di previdenza.

tempo di lettura: 3 min
di Amalia De Simone
03/08/2007

Braccia rubate all'agricoltura: non è solo un modo di dire nel caso di 3300 finti braccianti scoperti dagli ispettori dell'Inps. L'ufficio di vigilanza dell'ente previdenziale stabiese, dopo una serie di controlli, ha individuato 15 aziende agricole tra Poggiomarino e Boscoreale che avevano assunto negli ultimi tre anni circa 3300 braccianti agricoli. I finti rapporti di lavoro servivano ad assicurare ai dipendenti indennità di disoccupazione, malattia, maternità e assegni familiari a cui in realtà non avevano diritto. Una presunta truffa da milioni di euro visto chele retribuzioni erogate dall'Inps vanno dai 1000 fino anche ai 7000 euro (nel caso delle maternità) e le assunzioni fittizie finora accertate sono oltre 3mila. L'ufficio territoriale dell'Inps diretto da Ciro Avallone ha denunciato gli episodi alla procura della repubblica di Torre Annunziata dove è stato aperto un fascicolo d'indagine e ha avviato la procedura amministrativa per annullare i contratti finti, verificare la tipologia e l'entità delle indennità indebitamente percepite dai braccianti per poi chiederne la restituzione. I controlli sono partiti a maggio e continuati fino a giugno; per velocizzare le procedure sono arrivati due ispettori inviati dagli uffici centrali che hanno lavorato fianco a fianco con il personale dell'ufficio di vigilanza coordinato dal dirigente Federico Sicignano. Attraverso l'esame dei contratti, le attestazioni e la documentazione contabile sono state individuate aziende costituite ad hoc per simulare rapporti di lavoro e far ottenere contributi agli assunti. Nella maggior parte dei casi erano stati indicati contratti di locazione (in realtà mai stipulati) di terreni su cui avrebbero dovuto lavorare i finti braccianti. Il numero di braccianti da poter impiegare in un'azienda agricola viene indicata, secondo tabelle e parametri, proprio dall'Inps e dipende soprattutto dall'estensione dei terreni nella disponibilità della ditta. I controlli di maggio e giugno hanno evidenziato che tra le ditte incriminate ce ne sono almeno due che negli ultimi tre anni, in un territorio storicamente afflitto dalla piaga della disoccupazione, hanno impiegato oltre 900 braccianti ciascuna. Sarà compito della magistratura accertare se questi «capitani d'impresa» abbiano lucrato sulle fittizie assunzioni. I beneficiari dei finti contratti di lavoro appartengono alle più disparate categorie sociali: dalle mogli di noti professionisti della zona fino a disoccupati storici, oltre che naturalmente parenti degli stessi titolari delle aziende. Secondo quanto accertato dagli ispettori dell'Inps il fenomeno di lavoro virtuale, nella maggior parte dei casi, si basa sulla costituzione di un'azienda agricola fantasma che utilizzava contratti di comodato di fondi agricoli, poi risultati essere falsi o mai stipulati, per ottenere dall'Inps i registri di impresa, necessari per l'assunzione dei braccianti agricoli. Servendosi delle false assunzioni e delle dichiarazioni di manodopera agricola inviate all'istituto di previdenza sociale, le aziende hanno così ottenuto l'indebito inserimento dei finti braccianti negli elenchi dei lavoratori agricoli, consentendo loro di beneficiare delle varie indennità previdenziali e assistenziali previste (disoccupazione, maternità ecc.). Finora, dunque, risultano certificati 3300 falsi rapporti di lavoro, con la conseguente erogazione di prestazioni previdenziali e assistenziali, a fronte delle quali le aziende agricole non avrebbero mai corrisposto somme per i contributi dovuti in relazione alle dichiarazioni di manodopera prodotte. «Grazie alle nuove tecnologie a nostra disposizione e alla vigente normativa - spiega Federico Sicignano - siamo in grado di svolgere questi controlli in maniera rapida ed efficace».

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