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Torre Annunziata - Palazzo Fienga, «ad un anno dallo sgombero gli inquilini onesti sono alloggiati ancora in sistemazioni provvisorie»

Lo ricorda Massimo Napolitano, Coordinatore Cittadino Sinistra Ecologia Libertà.

tempo di lettura: 2 min
15/01/2016 09:03:44
Torre Annunziata - Palazzo Fienga, «ad un anno dallo sgombero gli inquilini onesti sono alloggiati ancora in sistemazioni provvisorie»

E’ passato un anno dallo sgombero di palazzo Fienga e tra proclami e ricorsi quel che resta di un brutto momento per la città e per la lotta alla camorra è l’ennesimo edificio chiuso nel quartiere già fatiscente del rione delle Carceri a Torre Annunziata.

«Un anno fa - ricorda Massimo Napolitano, Coordinatore Cittadino Sinistra Ecologia Libertà - la magistratura e le forze di polizia sono state costrette a sostituirsi all’incapacità dell’amministrazione comunale che doveva impegnarsi a sgomberare solo gli appartamenti delle persone colluse con la delinquenza organizzata e che ha invece usato una perizia di crollo per sloggiare tutte le famiglie presenti in quell’edificio. Starita, ormai prossimo alla fine del suo mandato, lascerà in eredità alla prossima amministrazione una serie di problematiche irrisolte, tra queste il contenzioso in atto con i proprietari degli appartamenti siti nella struttura colpevoli solo di avere come vicini di casa affiliati alle cosche camorristiche e che sono stati costretti a trovare soluzioni di ripiego, mentre ancora non hanno trovato una sistemazione definitiva gli inquilini che l’amministrazione comunale ha sistemato nei garage dello Stadio Comunale. Da Starita abbiamo sentito una serie di inesattezze successive a quegli eventi tra le quali la più grossa è stata quella di voler destinare il palazzo a uffici pubblici come se questo fosse - e cosi non è - un bene confiscato, come invece lo sono i 16 beni sottratti alla camorra e che, nelle disponibilità dell’amministrazione, non sono mai stati affidati alle associazioni presenti sul territorio che sono attive nel contrasto alla criminalità. Se l’amministrazione avesse voluto veramente usare lo strumento della riqualificazione urbana avrebbe dovuto avvalersi dei fondi del Contratto di quartiere revocati dalla Regione Campania di Caldoro e che avrebbero potuto rendere quella zona sicura e vivibile, ciò che riteniamo necessario affinché la camorra non trovi terreno fertile per organizzarsi all’interno di zone degradate».

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