Alta tensione in mattinata nel Municipio di via Provinciale Schiti, dove una ventina di lavoratori del Cmo - la struttura sanitaria che l'Ente ha obbligato alla chiusura a causa di irregolarità urbanistica nella sede - hanno occupato la stanza del sindaco della città oplontina, Vincenzo Ascione. Toni aspri quelli utilizzati fin da subito dai dipendenti del centro: "Ora basta, sono due mesi che attendiamo spiegazioni", hanno detto al primo cittadino.
Ovviamente gli operatori, dopo aver perso il lavoro, si aspettano risposte per una serie di questioni mai risolte. In primis il reperimento di una nuova collocazione per l'azienda. A voce alta si è chiesto al sindaco che fine ha fatto la richiesta di parere preventivo, quanto tempo ancora bisogna aspettare affinché l'avvocato Rascio, consulente del comune, visioni e si esprima sulla pratica che prende in esame un vizio di forma nella procedura di acquisizione dello stabile di via Roma posto sotto sequestro. "E' stato nominato un apposito legale di supporto per accelerare la questione - ha spiegato uno dei lavoratori - ma finora nessuno si è pronunciato. E intanto noi siamo in mezzo a una strada".
Di fronte all'atteggiamento deciso dei lavoratori, da ieri ufficialmente licenziati, il sindaco ha scelto in un primo momento di abbandonare la stanza indispettito. Poco dopo ritorna protetto da altri esponenti dell'amministrazione e membri dell'opposizione. Facce tese, animi accesi, ma dopo un confronto anche con il segretario generale, Ascione ha sentenziato: "Il nostro legale di supporto rilascerà il parere entro 24 ore, che purtroppo non sarà positivo. Per quanto riguarda il trasferimento della medicina nucleare, si tratta di aspettare i tempi burocratici di attivazione della Scia. L'ufficio tecnico è in fase di istruttoria, verranno chieste delle integrazioni a supporto del procedimento che, al termine dei trenta giorni previsti, verrà attivato".
Nessuna possibilità, dunque, per la riapertura del plesso di medicina nucleare. Sì al trasferimento ma con tempi non immediati. Questo il succo del discorso ribadito anche dal segretario generale Lorenzo Capuano: "Stiamo seguendo con attenzione la vicenda, prendendoci tutto il tempo che la legge ci concede per capire se esista anche il minimo appiglio per evitare un disastro simile".
Una risposta che però ha infuocato gli animi dei lavoratori, stanchi di aspettare di conoscere il loro futuro. Qualche parola grossa è volata, con alcune persone che hanno accusato di eccessivo immobilismo l'amministrazione, non particolarmente attiva - a detta loro - sulla questione. "Ho quattro figli e non ho più i miei genitori - ha urlato una donna -. Con il vostro modo di fare troppo accomodante, siamo arrivati a questo punto". Stizzita la replica di Ascione, che ha rispedito al mittente l'accusa: "Siamo dispiaciuti, ma da qui a dire che non abbiamo fatto abbastanza, non mi va bene. Anzi, proprio sulla vicenda abbiamo anzi anticipato tutti i tempi. Proprio per questo ci impegneremo nel consegnare i pareri nel più breve tempo possibile". Staremo a vedere.
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