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Riforma del lavoro: via libera alle aziende per controllare cellulari e computer dei dipendenti.

La relazione che accompagna il testo del Jobs Act modifica l'art. 4 dello Statuto dei lavoratori introducendo la possibilità per le aziende, anche senza accordi sindacali, di effettuare controlli a distanza sui dipendenti.  

tempo di lettura: 2 min
di Carlo Napolitano
18/06/2015 11:44:22
Riforma del lavoro: via libera alle aziende per controllare cellulari e computer dei dipendenti.

La nuova riforma del mercato del lavoro, manda in soffitta anche l'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. Infatti prevede che le aziende possano effettuare controlli a distanza sui propri dipendenti attraverso dispositivi audiovisivi (pc, tablet, telefoni aziendali) senza il preventivo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali.

La nuova norma prevede che basterà aver informato adeguatamente i lavoratori sull'utilizzo di questi strumenti attraverso  un documento di policy sulla privacy.

L'articolo 23 del Jobs Act, quindi, riscrive quanto previsto dall'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori introducendo una nuova disciplina dei controlli a distanza del lavoratore.

In dettaglio, l'articolo 23 al primo comma prevede che «gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In mancanza di accordo possono essere installati previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più Direzioni territoriali del lavoro, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali».

Poi prosegue: «La disposizione di cui al primo comma non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze».

Successivamente precisa che «le informazioni raccolte ai sensi del primo e del secondo comma sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d'uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196»  (codice privacy).

Immediata la reazione della Cgil con le dichiarazioni della segretaria nazionale Serena Sorrentino: « Sui controlli a distanza siamo al colpo di mano. Le novità del Jobs Act pongono un punto di arretramento pesante». E aggiunge: «verificheremo con il garante della privacy se ciò si può consentire».

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