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Pompei - Sviluppo territoriale, la Regione punta agli immobili del Santuario

Casillo ritenta l’impresa di D’Alessio.

tempo di lettura: 3 min
di Marianna Di Paolo
08/03/2016 09:13:21
Pompei - Sviluppo territoriale, la Regione punta agli immobili del Santuario

Grande Progetto Pompei: da un lato c’è l’insieme degli interventi di messa in sicurezza e restauro promossi negli scavi archeologici e, dall’altro, la somma delle iniziative da mettere in campo per favorire lo sviluppo territoriale dei comuni della buffer zone. L’idea è quella di creare le condizioni per la nascita di un distretto culturale che possa allargare l’offerta turistica non solo per il Comune di Pompei ma anche per Boscoreale, Boscotrecase, Castellammare di Stabia, Ercolano, Portici, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase. Si strizza l’occhio ad alcuni immobili di proprietà della prelatura pompeiana, che potrebbero vivere una stagione di rinascita. Il 5 febbraio scorso il capogruppo del Pd in Regione Campania Mario Casillo, consigliere delegato al Grande Progetto Pompei, si è recato in visita nella città mariana per un sopralluogo presso le strutture pontificie (l'ex orfanotrofio femminile di piazza Immacolata e il centro educativo Bartolo Longo di via Sacra). «Ci sono alcuni edifici nella zona intorno agli Scavi di Pompei, di proprietà della Curia – ha commentato Casillo – che potrebbero trovare una nuova destinazione d'uso ed essere funzionali al nuovo assetto urbanistico della città nell'ottica del Grande Progetto Pompei». Ad accompagnare l’onorevole nella sua visita a Pompei, monsignor Pietro Caggiano e Gino Cimmino, consigliere del governatore Vincenzo De Luca. Casillo ha incontrato anche l’arcivescovo Tommaso Caputo. L’idea di coinvolgere gli immobili del santuario in una grossa operazione di sviluppo territoriale, a memoria di tanti pompeiani, non è nuova. Al contrario, sembra ritornare dal ‘passato’. Correva infatti l’anno 2007 quando si parlava di creare una sorta di ponte tra il patrimonio archeologico e quello religioso della città, con la nascita di un ente ad hoc: la “Fondazione Pompei”. All’epoca dei fatti, alla guida del governo cittadino c’era l’ex sindaco Claudio D’Alessio. Tra gli obiettivi della fondazione, quello di coordinare tutte le attività turistiche, scientifiche, e religiose del territorio. Un progetto titanico concepito, forse, per tentare di mettere in comunicazione tre poteri forti della città (amministrazione comunale, delegazione pontificia e soprintendenza archeologica) che hanno sempre fatto fatica a portare a termine, in sinergia, iniziative di rilievo sul territorio. Nel settembre 2007 l’allora giunta comunale si era messa subito al lavoro per stilare statuto e regolamento della fondazione che, ad oggi, esiste solo sulla carta e non ha ancora patrocinato alcuna iniziativa. I progetti che però avrebbe dovuto promuovere sono messi tutti nero su bianco. Tra essi, la realizzazione di un museo civico dedicato alla storia della città, con relativa istituzione del "Premio Città di Pompei", da assegnare a personaggi che si sono distinti nel campo delle arti. Alcuni ricorderanno inoltre anche il gemellaggio del Comune di Pompei con la città cinese di Xi’an. Un rapporto stretto per portare nella città all’ombra del Vesuvio alcuni esemplari dei famosi “guerrieri in terracotta” da esporre nel museo civico da realizzare nei locali dell’ex orfanotrofio “Sacro Cuore” di piazza Immacolata, di proprietà del santuario, con un finanziamento regionale da 12,4 milioni di euro. D’Alessio prima, Casillo poi. Ruoli diversi e uno stesso obiettivo: il debutto della fondazione nell’ambito di un invitante contesto come quello del Grande Progetto Pompei.

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