Maria Padulosi
Maria Padulosi, consigliere comunale d’opposizione, bacchetta il sindaco Ferdinando Uliano. L’avvocato pompeiano critica l’atteggiamento che il primo cittadino ha avuto del consiglio comunale del 30 novembre scorso. La Padulosi stava leggendo a microfono un’interrogazione consiliare sull’accesso alle risorse economiche non comunali. Ultimata la lettura, il sindaco avrebbe dovuto poi rispondere a voce a due dei tre punti contenuti nel documento. Le cose sono però andate diversamente. Uliano ha girato le spalle ed è uscito dall’aula, proprio mentre il consigliere leggeva a microfono. Maria Padulosi è amareggiata e dalla sua pagina del social facebook ha riscostruito le tappe salienti dell’episodio, nonchè parte dall’interrogazione. “Le risorse ci sono…quello che manca – scrive Padulosi - è la capacità a intercettarle, a definire e programmare, a gestire la tempistica, a coordinarsi, a pianificare interventi prioritari e trainanti. Questo il senso della interrogazione da me promossa (e sottoscritta dagli altri consiglieri della opposizione) rivolta al Sindaco durante il Consiglio comunale del 30 novembre scorso e che qui di seguito riproduco. Premesso che con decreto del 13.7.2015 il Ministero dello Sviluppo Economico (Autorità di Gestione del POI Energia) ha indetto un bando per complessivi €.50milioni, in seguito aumentati ad €.80milioni; che l’avviso offre alle amministrazioni comunali delle Regioni Convergenza (e dunque anche della Campania) la possibilità di ottenere un finanziamento nelle forme di finanziamento a fondo perduto (fino al 100% dei costi ammissibili) per realizzare progetti per l’efficientamento e-o produzione di energia da fonti rinnovabili a servizio di edifici pubblici; che il termine ultimo per la richiesta di erogazione è scaduto il 15.11.u.s.; che il 30.11.2015 è venuto a scadere anche il termine per l’invio alla Presidenza del Consiglio dei Ministri da parte dei Comuni, dei progetti per la riqualificazione delle aree urbane degradate e per il miglioramento del decoro, del tessuto sociale e ambientale (L.290/2013); che sia il risparmio energetico che il recupero e il miglioramento delle periferie sono stati più volte indicati da questa amministrazione come obiettivi primari della propria azione politica. Tutto ciò premesso al Sindaco, si chiede: a) se il Comune di Pompei abbia partecipato ai bandi e con quali progetti; b) in caso negativo, la motivazione per cui questa Amministrazione non si sia adoperata, nell’interesse collettivo, per il recupero di tali risorse; c) quali sono le attività, i progetti portati a termine ovvero in via di elaborazione, le azioni intraprese o da intraprendere per attuarli, il cronoprogramma elaborato dall’istituito Ufficio Europa, le risorse umane addette a tale ufficio e le loro specifiche competenze e qualifiche. Poiché sui punti a) e b) l’interrogato può agevolmente e prontamente rispondere, si sollecita una risposta orale e immediata. Sull’articolato punto c), invece, si attende una risposta per iscritto”. Ai punti a) e b) il sindaco avrebbe dovuto rispondere al termine dell’intervento della Padulosi e dunque bel consiglio comunale del 30 novembre 2015. “Il Sindaco colto impreparato – commenta Maria Padulosi - non ha inteso rispondere, sottraendosi all’immediato confronto e rinviando a data da destinarsi (prossimo consiglio) la discussione sul punto. La cosa non mi ha sorpresa. Mi ha sconcertato, invece, lo sconveniente comportamento tenuto dal primo cittadino. Immaginatevi la scena: io in piedi che rivolta al sindaco inizio a leggere la interrogazione; il sindaco che in silenzio, si alza dalla sua poltrona e si allontana a testa bassa dalla sala per ricomparire quando ormai ho finito. Si accomoda poi nuovamente al suo posto senza profferire alcuna parola. Durante una educata e tranquilla conversazione tra amici, conoscenti o anche sconosciuti, volgere improvvisamente le spalle all’interlocutore (e senza un cenno di scusa o giustificazione) è segno di villania, scortesia, arroganza. Quando a parlare sono due rappresentanti della città, nel pieno svolgimento della propria funzione pubblica, l’offesa non la riceve chi sta parlando, ma l’istituzione che rappresenta chi è tenuto ad ascoltare per dovere di ufficio”.