Biblioteca comunale, servono spazi adeguati per i volumi attualmente sistemati nel casale Piscicelli di via Aldo Moro. La loro conservazione è messa a dura prova, come testimoniato da alcuni scatti realizzati dai consiglieri di minoranza Maria Padulosi e Luigi Ametrano, durante un sopralluogo effettuato presso la struttura sul finire del 2015. A gennaio scorso il vicesindaco con delega alla cultura, Pietro Orsineri, scrisse una lettera indirizzata al vescovo di Pompei, monsignore Tommaso Caputo, nella quale si chiedeva alla Prelatura la disponibilità di qualche locale più idoneo ad ospitare la biblioteca comunale. Da allora, però, non si è saputo più nulla. Il gruppo politico d’opposizione consiliare dei Democratici Riformisti ha riacceso i riflettori sulla questione indicando nelle Case Operaie, ubicate a pochi metri di distanza da palazzo De Fusco, il luogo ideale per la biblioteca comunale. Una sistemazione che, stando a quanto evidenzia il gruppo politico, spetterebbe di diritto al Comune. «Rigirando alcune carte neppure eccessivamente datate – spiegano i Democratici Riformisti – viene fuori che, di fatto, il Comune avesse già avuto disponibilità di spazio. Alla luce delle nostre informazioni pensiamo che non avrebbe dovuto neppure chiedere ma, semplicemente, comunicare. Cosa? La destinazione di circa il 25% delle Case Operaie. Tale spazio sarebbe ad appannaggio o di pertinenza o comunque d’utilizzo del Comune di Pompei, in virtù di un precedente accordo». Il gruppo politico scende nei dettagli. «Tale determinazione sarebbe scaturita da un’intesa derivante dal fatto che gli immobili in questione avevano bisogno di interventi, anche strutturali, particolarmente costosi. Il Santuario non poteva chiedere fondi regionali, statali o della comunità europea. Il Comune, invece, poteva farlo e così fu, sulla base di un preciso accordo e di un regolamento, ad oggi non rispettato. Ecco spiegata anche l'esistenza di un consiglio d’amministrazione delle Case Operaie, che prevede anche un certo numero di nomine politiche (espresse dal consiglio comunale). Il CdA, costituito a luglio del 2013, va rinnovato. I termini sono scaduti, ma ancora non si mette mano alle nuove nomine. Perché? Probabilmente bisogna apportare delle modifiche al regolamento. Se così fosse, facciamolo». Questo è quanto sostiene il gruppo politico rappresentato in consiglio comunale dal consigliere d’opposizione Bartolo Martire. «Credo che bisognerebbe fare chiarezza sulla questione. Se le cose stanno come da noi descritte, e riteniamo che sia così, sarebbe addirittura fantastico e utile per l'intera collettività – commenta il consigliere – avere la biblioteca in un posto tanto degno quanto significativo. Sarebbero innegabili i vantaggi per quanti interessati alla fruizione del servizio e, addirittura, si potrebbe pensare di venire incontro alle esigenze di tanti studenti universitari, alle prese con costi spesso indicibili dei testi e con spostamenti a dir poco avventurosi. Fin da subito ci sarebbe anche la disponibilità, gratuita, di un gruppo di docenti universitari per alcune ore settimanali, inizialmente riservate a ragazzi iscritti alle facoltà di economia e commercio e giurisprudenza. Sono certo che in una location tanto comoda non si farebbe molta fatica a favorire un più articolato coinvolgimento. Credo fermamente che queste siano le iniziative annoverabili tra quelle serie. E’ tutto molto semplice. Basta fare definitivamente chiarezza sulla destinazione di parte delle Case Operaie».