Raccolta rifiuti, sindacati ed azienda ancora ai ferri corti a Pimonte. Il motivo? I 5 dipendenti non hanno ancora ricevuto le spettanze degli ultimi 2 mesi con il terzo in maturazione. La Ecologia e Servizi Italia, l’azienda che si occupa della raccolta differenziata in paese, non avrebbe infatti corrisposto gli ultimi 2 stipendi ai suoi operai che, per questo, hanno proclamato lo sciopero per il prossimo 8 marzo. Ma non solo. Hanno anche chiesto al Comune la sostituzione della stazione appaltante per la retribuzione delle mensilità.
«Considerato che ad oggi i lavoratori del cantiere di Pimonte non hanno ancora percepito gli ultimi due stipendi – afferma Maria Manocchio (Cgil Area Metropolitana di Napoli) – con il terzo in fase di maturazione, chiediamo al Responsabile Unico del Procedimento di verificare le condizioni per l’applicazione della sostituzione della Stazione Appaltante nel pagamento delle retribuzioni. Tale richiesta – continua – è suffragata anche dalla considerazione che, pur in costanza di stanziamento di alcune somme da parte del Comune, l’azienda in questione non ha utilizzato le risorse incamerate per alleggerire (anche soltanto in parte) la situazione dei lavoratori in grave difficoltà. Una richiesta dovuta – conclude la sindacalista – alla sofferenza economica che grava sui lavoratori, con conseguenze di danno materiale e morale».
La Cgil ha così inviato una lettera ufficiale al sindaco di Pimonte Michele Palummo, al Rup dell’ente locale e all’azienda Ecologia e Servizi Italia. E per il prossimo 8 marzo gli operai si asterranno dal lavoro (con salvaguardia dei minimi essenziali previsti dalla legge). Allo sciopero si è giunti dopo una lunga trattativa con ditta e Comune, che non ha sortito gli effetti sperati per dipendenti e organizzazioni sindacali di categoria. «Abbiamo ritenuto conclusa con esito negativo la fase di raffreddamento e conciliazione con la ditta – concludono i rappresentanti napoletani della Cgil – Tutto ciò, a seguito della procedura avviata lo scorso 23 gennaio, preso atto che i termini previsti per l’esperimento della stessa sono ampiamente e infruttuosamente decorsi, senza aver avuto riscontro e, dunque, senza aver trovato una soluzione alle inadempienze già segnalate».
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