Vozza è sceso in campo e la politica stabiese di colpo si è destata dal torpore. Il carisma dell'ex senatore dei Ds non ha lasciato indifferenti né le nuove leve, che oggi si affanno alla ricerca di un leader, né la vecchia guardia, tornata in campo a sostegno della sua candidatura. Nei giorni scorsi, due ex sindaci del calibro di Catello Polito e Flavio Di Martino hanno espresso pubblicamente il loro supporto nei confronti di Vozza attraverso una lettera in cui definiscono l'esperienza un valore aggiunto per rispondere alle esigenze attuali di Castellammare: «Uomini che siano anche dotati di coraggio, di quello necessario per affrontare le tremende problematiche che sono in lista d’attesa sul tavolo della prossima giunta - si legge nella missiva -; uomini che abbiano doti e requisiti per avviare e alimentare rapporti con i centri del potere periferico e centrale; rapporti che diventano fruttiferi nella misura in cui sono sorretti da quella che, in ogni cosa, costituisce un valore aggiunto: l’esperienza. Questo il nostro identikit per la guida di una città in emergenza sociale, economica e umanitaria. (…) A questa convinzione non possiamo non aggiungerne un’altra. (…) Ed è che il secondo mandato per chi ha rivestito già la carica di sindaco risponde meglio e di più agli interessi della città, specie se sorretto dal consenso di forze moderate e di centro, come quelle che si preparano a sostenere la candidatura di Salvatore Vozza. Bene, lo dicevano anche i latini: Repetita iuvant!». Presente all'incontro organizzato da Vozza al Supercinema per annunciare la sua candidatura ufficiale, Catello Polito ha rafforzato i concetti precedentemente espressi, lanciando anche una stoccata alla classe politica stabiese, afflitta a suo dire da interessi poco affini alle necessità di Castellammare: «Io e Flavio abbiamo deciso di schierarci accanto a Vozza non per tornaconto personale, ma perché riteniamo che possa essere l'unico in grado di coagulare un gruppo di persone perbene in un contesto in cui l'onestà è divenuta cosa rara - ha dichiarato Polito -. Dopo 14 anni di volontario esilio in cui sono tornato a dedicarmi alla mia attività di professore e ricercatore, ho deciso di tornare in campo per dare una mano alla politica stabiese in un momento che ritengo davvero complicato per le sorti della città. Ricordo quando nel 1992 accettai forzatamente di candidarmi pochi mesi dopo l'omicidio di Sebastiano Corrado e vinsi le elezioni. Stiamo vivendo una fase per certi versi simile a quel drammatico periodo ed è necessario unire le forze per vincere insieme». L'ex primo cittadino stabiese ha poi rievocato alcune immagini simboliche del suo governo cittadino, definendo le regole da rispettare per fare una buona politica: «Il nostro simbolo era una falce con accanto la gru dell'Italcantieri e la storica “mummarella” dell'acqua - ha ricordato Polito -. Queste effigi a mio avviso sono ancora le basi da cui Castellammare deve ripartire. La prima necessità consiste nel garantire opportunità di lavoro per le nuove generazioni, ma la politica di un'amministrazione deve privilegiare il quotidiano. Non si possono strutturare progetti imponenti senza occuparsi del vetro rotto a scuola o dei fossi sulla strada. Senza le piccole cose, non c'è speranza di realizzare grandi opere».