E’ stato depositato stamane presso il Consiglio di Stato di Roma il ricorso, firmato dal consigliere in quota Ncd Michele Serrapica e dall’ex consigliere Roberto Attanasio, avverso alla sentenza del Tribunale Amministrativo della Campania dello scorso 23 novembre, con la quale veniva riconosciuta piena legittimità alla reggenza pro tempore al facente funzioni Alberto Vitale. La reggenza del vicesindaco – scattata in seguito al pronunciamento della Corte d’Appello di Napoli lo scorso 14 settembre che ha dichiarato ineleggibile, e dunque decaduto, il sindaco Paolo Cimmino – è stata dal principio sempre avversata dalle forze d’opposizione, in particolar modo da Forza Italia e dal Nuovo Centro Destra, che su tutti hanno fortemente criticato il dispositivo prefettizio con il quale venivano riconosciuti pieni poteri al vicesindaco Vitale. In particolar modo, oggetto della discordia, e di conseguenza motivo principale del ricorso presentato diverse settimane orsono prima al Tribunale Amministrativo, e ora al Consiglio di Stato, è l’interpretazione dell’articolo 53 del Tuel (Testo Unico degli Enti Locali). Secondo il Nuovo Centro Destra, infatti, l’ineleggibilità di Cimmino non ha rappresentano una condizione maturata successivamente alla tornata elettorale del 2014, ma ha costituito al contrario un fatto sussistente ab origine. Dunque, secondo la ragione contenuta nei ricorsi presentati, Paolo Cimmino era incandidabile fin dall’inizio. Nel frattempo, intorno all’ex sindaco Cimmino, sembra ruotare molti degli scenari politici futuri. Non solo quelli relativi alle possibili alleanze in costruzione, con Cimmino a metà strada tra l’area dissidente di Forza Italia e l’idea di una candidatura tra le fila del Partito Democratico, ma soprattutto quelli pertinenti al responso della Corte di Cassazione. Stando a quanto si apprende, il pronunciamento dell’ultimo grado di giudizio, atteso inizialmente per gennaio, rischia di slittare. Ipotesi, quest’ultima, che starebbe mettendo la maggioranza al bivio. Infatti, per scongiurare il rinvio del voto alla primavera 2016, sarebbero al vaglio due soluzioni: dimissioni in blocco oppure rinuncia al ricorso di Cimmino. Quest’ultima strada, però, più che da considerazioni politiche sarebbe motivata, stando alle voci, da un vizio di forma contenuto nel ricorso e dunque passibile di inamissibilità in ultimo grado.