Dopo l’appoggio pubblico dato dall’assessore Antonio Di Martino alla più che possibile candidatura dell’ex sindaco Paolo Cimmino arriva, sul fronte caldo delle amministrative gragnanesi, un altro segnale inequivocabile. A lanciarlo, stavolta, sono gli esponenti dell’attuale schieramento di maggioranza che, nelle ultime settimane, sono stati al centro di diverse consultazioni per la federazione del centrodestra cittadino. Tuttavia, stando agli ultimi sviluppi, il ricompattamento del centrodestra gragnanese, uno dei punti cardine dell’incontro promosso da Franco Zagaroli, sembra essere andato in frantumi. Infatti, complici scelte e valutazioni politiche divergenti, il centrodestra si presenterà con tutta probabilità diviso alle prossime elezioni. La frattura che appare al momento insanabile ha prodotto sostanzialmente tre tronconi. Il primo, in essere già da molto tempo, quello formato dai capigruppo Pietro Cavaliere e Patrizio Mascolo e dal presidente del consiglio comunale Giovanni Sorrentino; il secondo, invece, ruoterebbe intorno a Forza Italia e in particolare a Nello D’Auria, la cui candidatura a sindaco, che pure ha preso a circolare, non trova ancora conferma; infine, il Nuovo Centro Destra, capitanato dal consigliere Michele Serrapica, che sullo scacchiere politico cittadino appare al momento isolato. Da un lato, dunque, Paolo Cimmino con una candidatura di fatto sospesa tra l’ala dissidente di Forza Italia e i tentativi, ancora non sopiti, di trovare una “sistemazione” presso le fila del Partito Democratico; dall’altro la spaccatura del centrodestra che rischia seriamente di provocare una forte dispersione dei consensi durante la prossima tornata elettorale. Nel mezzo, invece, l’approssimarsi di due scadenze dalle quali dipenderanno molti degli scenari politico-amministrativi futuri. In primo luogo, il responso della Cassazione sulla questione ineleggibilità di Cimmino, con la sentenza attesa tra fine gennaio e i primi di febbraio; in secondo luogo, la data del 20 febbraio, la dead line indicata dal Ministero dell’Interno per poter prendere parte, in primavera, all’appuntamento elettorale. Qualora, al contrario, si dovesse sforare il termine fissato dal ministero l’amministrazione Vitale-Cimmino avrebbe davanti a sé un altro anno ancora prima delle nuove elezioni.