Dopo il niet incassato dal Partito Democratico, costato peraltro non poche frizioni interne tra la segreteria cittadina dei democrat e la direzione provinciale del partito, continuano le grandi manovre dell’ex sindaco Paolo Cimmino in vista della sempre più certa tornata elettorale del 2016. Benché penda sul capo proprio dello stesso Cimmino il responso della Cassazione sulla questione ineleggibilità – con un ribaltone che appare al momento improbabile – e diversi esponenti della maggioranza abbiano a più riprese sostenuto pubblicamente l’ex primo cittadino, già da diverse settimane è cominciata la corsa alla costruzione di nuove alleanze. Ultimo segnale in ordine di tempo, arrivato contestualmente all’approvazione dell’assestamento di bilancio di ieri, è stato una voce di spesa di circa 80mila euro che l’attuale amministrazione ha destinato per le prossime elezioni. Una mossa che potrebbe apparire prematura, visto l’ultimo grado di giudizio ancora in corso, ma che va ad aderire perfettamente al clima di fermento che da settimane ha investito la politica gragnanese. Il fronte più caldo, come detto, è quello legato ai quadri della maggioranza, con Paolo Cimmino sempre più intenzionato a proporre la propria candidatura alle prossime elezioni. Negli ultimi giorni, com’è noto, forte è stata l’apertura verso l’area “dissidente” di Forza Italia, facente capo a Denis Verdini e al senatore Antonio Milo, esponente del Gruppo Autonomie e Libertà. Appare sempre più probabile che possa essere questa la base principale dalla quale l’ex sindaco partirà per costruire la sua prossima avventura politica. Tuttavia, sul confezionamento di questa nuova alleanza, a spuntare è un retroscena che ha rischiato di far saltare un accordo al quale manca, al momento, solo la sua definizione ufficiale. Stando a indiscrezioni, infatti, l’attuale assessore alle Politiche Sociali Antonio Di Martino, vicino al gruppo di Antonio Milo e “intermediario” tra Cimmino e i verdiniani, sarebbe stato sul punto, qualche settimane fa, di essere silurato dalla maggioranza per effetto di un nuovo rimpasto di giunta, il secondo in pochi mesi, disposto pochi giorni dopo l’avvicendamento del facente funzioni Alberto Vitale. Una decisione bloccata in extremis proprio dai cimminiani, che ha di colpo salvato non solo l’assessorato Di Martino da un siluramento certo, ma allo stesso tempo “tutelato” uno dei registi chiave nella formazione di quello schieramento politico che, al netto di clamorosi stravolgimenti, vedrà alla sua guida l’ex sindaco Cimmino.