Denunciati alla magistratura, in stato di libertà, 20 dipendenti della Sanitas. Dovranno rispondere di occupazione di beni pubblici gli operai della ditta di pulizie del San Leonardo che, il 12 e 27 giugno diedero vita ad una clamorosa protesta tenendo in apprensione per diverse ore pazienti e personale medico. A seguito di una minuziosa attività d'indagine che ha portato all'identificazione dei responsabili, i dipendenti sono stati infatti denunciati all'autorità giudiziaria dai poliziotti del commissariato coordianti dal primo dirigente Luigi Petrillo e del vicequestore Stefania Grasso. Oltre all'occupazione impropria dell'ospedale, i 20 lavoratori sono accusati anche di aver dato vita ad una manifestazione non comunicata e di danneggiamento. Nel corso della protesta infatti alcuni operai, armati di bastoni, provocarono ingenti danni alle lamiere dei tetti della struttura sanitaria del viale Europa. Da qui l'inizio dei rilievi e delle successive indagini conclusesi ieri mattina con le denunce. «Tutto ciò ci lascia sconcertati - afferma S.A., dipendente dell'azienda di pulizie - Oltre al danno infatti per il rischio di perdere ore di lavoro, si è aggiunta la beffa della denuncia. Noi però andremo avanti ugualmente per far valere i nostri diritti di lavoratori in tutte le sedi». Una lunga querelle, quella che vede protagonisti i dipendenti della Sanitas, scoppiata dopo l'annuncio dell'azienda per le pulizie di ridurre l'orario di lavoro, e quindi la paga mensile, da sei a quattro ore giornaliere e di imporre ai dipendenti turni di lavoro anche in altre strutture esterne al territorio stabiese. Una notizia che ha mandato su tutte le furie i venti operai che, già in due occasioni, si sono barricati sul tetto del nosocomio, minacciando di lanciarsi nel vuoto. Sul caso in passato è intervenuta anche Elena Giancotti, direttrice sanitaria dell'ospedale, ricordando che l'Asl non ha alcuna responsabilità in questa vicenda. «Dispiace della situazione vissuta dagli operai - ha affermato la Giancotti - ma tutto ciò ha creato anche a noi dei disagi in passato insieme ai medici e ai pazienti».