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Castellammare - Zona 'rossa' di Varano: Di Martino propone patto con la Soprintendenza archeologica

Il candidato a sindaco del Grande Centro Andrea Di Martino ha incontrato i residenti della frazione Varano dove ha firmato un patto per la tutela e la valorizzazione del parco archeologico dell'antica Stabiae e per la revisione del vincolo.

tempo di lettura: 2 min
06/06/2018 14:12:34
Castellammare - Zona 'rossa' di Varano: Di Martino propone patto con la Soprintendenza archeologica

Il candidato a sindaco del Grande Centro Andrea Di Martino ha incontrato i residenti della frazione Varano dove ha firmato un patto per la tutela e la valorizzazione del parco archeologico dell'antica Stabiae e per la revisione del vincolo. La questione abusivismo a Varano è annosa ed il candidato Di Martino ha parlato a chiare lettere agli abitanti della zona "rossa" dicendo che bisogna tutelare l'area delle antiche ville romane verificando dove sono le reali zone di interesse archeologico e dove invece il vincolo sarebbe da rimuovere. Sono tante le case realizzate negli anni e che attendono da anni il condono per evitare la scure degli abbattimenti. Difficile da affrontare la questione ma Di Martino con il patto firmato ieri sera a Varano ha promesso il massimo impegno per perseguire i due obiettivi in parallelo: evitare il sacrificio di case che sono in zona "rossa" ma che non intaccano il patrimonio archeologico. Questo facendo leva sul principio di verifica, come suggerito anche dalla giurisprudenza, "sulla compatibilità dell'abuso edilizio con le ragioni di tutela". La proposta è quella di "mappare in modo puntuale ogni reperto eventualmente interrato" e quindi andare invebitabilmente a restringere l'area sottoposta a vincolo archeologico che attualmente conta più di 700mila metri quadrati. "Un'area ragionevolmente sproporzionata rispetto alle reali esigenze di tutela", una superificie su cui insistono ben 217 pratiche di condono per unità abitative presentate e depositate da anni. Così Di Martino ai residenti della zona di Varano ha promesso la sigla di un protocollo d'intesa con la Soprintendenza archeologica di Pompei che preveda: 
a) la realizzazione del Parco Archeologico di Stabiae, quale volano di sviluppo e attrattiva turistica, da inserire in un più ampio percorso storico culturale, prevedendo agli ingressi degli scavi delle postazioni fisse per la vendita dei prodotti agricoli e tipici locali a cura dei residenti;
b) ridurre sensibilmente l’area del Parco Archeologico, rivedendone i confini, l’attuale superficie di oltre 700.000 mq, appare ragionevolmente sproporzionata rispetto alle ragioni di tutel;
c) ridurre al minimo il sacrificio dei privati, conciliandolo con il superiore interesse pubblico, individuando l’area in cui sono note la presenza di reperti, escludendoli da ogni ulteriore valutazione, nelle altre aree di contro procedere ad approfondimenti, a spese del soggetto richiedente il condono, attraverso le moderne tecnologie al fine di valutare con dati fatturali e scientifici il rilascio del permesso edilizio in sanatoria.

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