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Castellammare - Vozza annuncia il suo imminente addio: «Occorre far vincere i cittadini sui candidati»

«Cari consiglieri, sono certo che troverete anche coerente e naturale sul piano personale che io contribuisca, a stretto giro, ad aprire questa nuova fase lasciando il consiglio comunale. Non è un atto di abbandono, semmai la consapevolezza che la città potrà contare su forze importanti».

tempo di lettura: 12 min
06/09/2017 16:58:13
Castellammare - Vozza annuncia il suo imminente addio: «Occorre far vincere i cittadini sui candidati»

«“Abbiamo letto il Documento Unico di Programmazione (DUP): Che dire? Speriamo sia uno scherzo”. Carissimi consiglieri, era così che cominciava Il nostro comunicato del 18 agosto. Iniziare il comunicato in tal modo avrebbe potuto apparire come l’ennesima trovata per dar vita a polemiche e mettere in cattiva luce l’attuale Amministrazione cittadina; sappiamo bene, purtroppo, che non è stato così».

Così inizia la lettera che Salvatore Vozza ha rivolto ai consiglieri di opposizione, suoi compagni di avventura, per annunciare la sua decisione di porre fine alla sua esperienza consiliare e aprire una nuova fase. Le dimissioni di Vozza, però, non sono immediate e arriveranno soltanto quando sarà arrivata a compimento l'iniziativa politica intrapresa ieri con le opposizioni, che hanno chiesto al primo cittadino di compiere un atto di coraggio, definendo una nuova giunta autonoma e indipendente dai giochi di potere in cambio del sostegno della minoranza.

«Le condizioni della città sono serie e preoccupanti, ed emerge in modo evidente che mancano progetto e visione, mancano percorso e scelte amministrative capaci di tracciare una via d’uscita - prosegue Vozza nella sua lettera -. Abbiamo vissuto un anno drogato dal tema della riapertura della Villa Comunale: il cantiere bloccato per un paio d’anni aveva ingenerato rabbia e delusione, inferto un colpo, insieme alla chiusura delle Terme, alla nostra economia e alla possibilità, per i cittadini, di usufruire di uno dei pochi spazi pubblici disponibili e, quindi, la riapertura, anche se a singhiozzo, è apparsa un segnale di speranza e di possibile ripresa. Un luogo bello restituito alla città, gente che ritorna a Castellammare, nuove possibilità per il commercio e di lavoro, anche se precario.

È stata la consapevolezza di non dovere uccidere sia pure flebili speranze, di non bloccare il cantiere della Villa, che ci ha indotto a separare nettamente gli aspetti legati alle procedure amministrative adottate, al progetto approvato e alla qualità dell’esecuzione dei lavori, dalla urgenza di dover dimostrare gli errori evidenti che erano e sono stai commessi; denunceremo quanto di sbagliato c’è stato solo quando i lavori saranno terminati. Questo il senso di responsabilità che, dalle elezioni del 2016, ci ha mossi non solo per la Villa, ma su tutti gli altri temi. Eppure, anche in questa delicata situazione, e dopo il papocchio del DUP, il Sindaco avrebbe potuto scegliere di anticipare, dopo un anno di governo, la presentazione della relazione sullo stato di attuazione del programma.

Non averlo fatto è una scelta sbagliata; con la sua presentazione avrebbe avuto, infatti, l’opportunità di fugare i dubbi sul vuoto dell’azione amministrativa; avrebbe consentito al Consiglio Comunale e alla Città di verificare la corrispondenza tra quanto promesso in campagna elettorale e la sua effettiva realizzazione; avrebbe avuto la possibilità - invece di discutere, come ormai si sta facendo da mesi, sui nomi, su chi esce e chi entra - di promuovere, con coraggio, una verifica politica su problemi ed obiettivi che interessano i cittadini.

Ed ecco perché, in questo contesto, la riapertura, ad agosto di un altro tratto della Villa, eseguito male e in fretta e senza collaudo appare, da parte del Sindaco, più un atto di disperazione che il mantenimento degli impegni assunti con la città.  Con la Villa, come ormai tutti hanno ben compreso, l’attuale amministrazione non c’entra nulla, ma si avvinghia a questo progetto perché non ha altro da raccontare, è triste evidenziarlo, ma dopo un anno non avrebbe null’altro da dire!

Basta esaminare la situazione in cui sono piombate le Terme. Problema complicatissimo da affrontare, da sempre, ma su cui oggi si sta procedendo alla cieca e improvvisando proposte e soluzioni. Tutte gli annunci fatti sono rimasti sulla carta, le uniche cose concrete - in negativo - rimangono la perdita di posti di lavoro, la crisi delle attività legate al termalismo, nonché i danni, dovuti alla incuria e alla vandalizzazione dei due stabilimenti, e che potrebbero assommare a molti milioni di euro.

E nessuno è in grado di capire, di sapere cosa sta accadendo su argomenti come i bandi per l’assegnazione dei chioschi all’acqua della Madonna; su come si pensa di procedere, dopo aver speso 250 mila euro del bilancio comunale per predisporre gli impianti, per organizzare attività commerciali e per il tempo libero e la gestione delle spiagge lungo i Corsi Garibaldi e De Gasperi. Sono entrambe vicende sulle quali si stanno concentrando interessi di vario tipo e forse anche cambiali elettorali in scadenza.

Per non parlare del tema della sicurezza, che dovrebbe essere terreno di sfida per una coalizione che si professa di centrosinistra, ed invece viviamo in una città che da una certa ora della sera diventa, ancora di più che nel passato, insicura, terra di nessuno, con il proliferare di attività abusive che si svolgono sotto gli occhi distratti di tutti e senza che nessuno intervenga!

La città è ferma per le cose non fatte, per la mancata cura della quotidianità, per gli errori commessi, e anzi, su molti aspetti, è ritornata addirittura indietro rispetto al 2016; non solo sulle Terme, ma anche sul Centro Antico; sulle politiche sociali, sulla sanità, sulla cultura, sul turismo; per non parlare della gestione della raccolta differenziata, delle politiche ambientali, del grande problema del dissesto idrogeologico; del traffico, del commercio, delle opere bloccate (non solo casa del Fascio, penso infatti anche a M. di Stabia), dei problemi che ancora permangono per Fincantieri, di quelli che si potrebbero aprire in questi giorni per le Corderie militare.

Una città, nonostante la tanta decantata “filiera istituzionale”, che appare collocata ai margini dei processi e dalle sperimentazioni che pure si stanno tentando in altre parti della Regione. Una città che rischia di trovarsi impreparata rispetto agli strumenti e opportunità che sono stati messi a disposizione dei territori: le Zone Economiche Speciali, la nuova programmazione dei fondi europei, il progetto della grande Pompei. Nemmeno si è riusciti ad introdurre novità in materia urbanistica , né a riorganizzare, in maniera coerente, le aree ASI, a discutere del Piano Casa, né a definire con chiarezza con l’Autorità Portuale i contenuti e gli obiettivi del redigendo Piano Regolatore del porto e per lo sviluppo del fronte a mare.

Anche sul tema della Reggia, su cui abbiamo votato tutti la delibera nel dicembre 2016, e sull’istituzione del distretto turistico, poco o nulla si sa su come stanno procedendo le cose. Una città ferma, e senza progetti, senza idee, da proporre ai tavoli dove si prendono decisioni, che non riesce a ripartire dai suoi quartieri (CMI, S Marco, Centro A e zona Collinare, Annunziatella e Ponte Persica), parti fondamentali della città le cui condizioni sono diventate difficili. Perdere oltre 70 milioni di euro su Savorito e Moscarella, sicuramente per errori precedenti e a causa del mancato decollo dei progetti già previsti, prendendo solo atto dell’evidente stato dell’arte, senza alcuna capacità di riproposizione del tema a livello regionale e nazionale, rappresenta un colpo alla prospettiva di combattere disagio sociale ed emarginazione, di assicurare condizioni dignitose a tanti cittadini che vi abitano, in definitiva anche di creare lavoro.

Non sono critiche ingenerose, per comprendere come stanno le cose basterebbe, ad un anno dalla sua approvazione, chiedere di avere un resoconto sullo stato di attuazione del Piano delle Opere pubbliche: siamo molto vicini allo zero!  Lo abbiamo detto, lo voglio ripetere, nessuno addossa a quest’Amministrazione i problemi e gli errori che la città si porta dietro da anni, io non l’ho mai fatto, perché consapevole delle responsabilità che coinvolgono anche il periodo in cui sono stato Sindaco; ma del fatto che non si nota alcun passo in avanti e che stiamo tornando indietro, questa è responsabilità che investe a pieno la coalizione che governa attualmente la città.

Senza un programma, né obiettivi condivisi con la città, anche con una maggioranza numericamente forte, dopo un anno restano solo i titoli dei comunicati. È ovvio che trovarsi con un Comune in dissesto, lavorare senza dirigenti, con molti dipendenti che sono andati e stanno andando in pensione, non determina certo le condizioni più favorevoli per operare; ma queste stesse condizioni avrebbero potuto, e ancora potrebbero, diventare un’opportunità per scrivere su pagine bianche una nuova storia se non fossero diventati terreno di scorribande dentro l’attuale maggioranza. E del resto, fin dalla presentazione del programma del Sindaco, a fine luglio 2016, che questo sarebbe accaduto, si evinceva dal fatto che questo temi erano scarsamente e confusamente presenti. Il tema dissesto non era nemmeno mai menzionato!

Dobbiamo però fare in modo che il bilancio del lavoro svolto dalle opposizioni, in questo anno, sia presentato alla città. Abbiamo evitato i vecchi schemi che prevedono un’opposizione sempre scontenta, che sa dire solo NO. Abbiamo messo in campo proposte, iniziative, provato a indicare soluzioni su tutti le questioni precedentemente enunciate e su molto altro; richiamato costantemente l’attenzione sulle condizioni di vivibilità della città e dei suoi quartieri, sulla legalità, sulla lotta alla camorra.

Abbiamo indicato la strada della collaborazione indispensabile con gli altri livelli istituzionali (Città M, Regione, Governo,….), la necessità di arrivare a definire accordi e protocolli che avrebbero potuto e ancora servirebbero a stimolare i necessari interventi dei privati. Un processo, che passava e passa dal coinvolgimento necessario di tutti gli attori locali, a cominciare dai giovani, finalizzato alla convocazione di una vera e propria Assise Cittadina. E, a fronte di questa disponibilità, abbiamo dovuto prendere atto con amarezza che per la maggior parte delle volte il sindaco e la sua maggioranza hanno scelto di non presentarsi in consiglio, sottraendosi a qualsiasi confronto. E anche quando i Consigli Comunali si sono svolti e le proposte delle opposizioni sono state votate, puntualmente sono rimaste sulla carta.

Vi scrivo perché sono convinto, così come abbiamo affermato nel comunicato del 18 Agosto, che occorre una svolta, una rottura di schemi per cambiare passo. A cosa penso: la città ha alle spalle un periodo di forte instabilità, di scioglimenti anticipati del C. C, la strada che si va delineando per questa consiliatura è quella di un procedere a vista senza grandi ambizioni, tranne quella dei vari capi corrente esterni alla città e interessati a coltivarsi un bacino di voti in vista delle prossime scadenze elettorali. È una città destinata, sempre di più, a perdere autonomia e funzioni. Penso, quindi, che ancora di più dobbiamo farci carico di una proposta e di un lavoro per scongiurare questa deriva. Dobbiamo rivolgere un ulteriore invito al Sindaco ad aprire una fase nuova.

Venga in Consiglio Comunale, non solo per presentare il bilancio di un anno di lavoro, lo accompagni con una rimodulazione degli obiettivi, con un programma di punti essenziali e realizzabili e con una giunta scelta in autonomia. Una svolta per riattivare anche canali e strumenti di partecipazione e di coinvolgimento delle forze di cui la città dispone. E a fronte di un dato realmente nuovo - se ci sarà - penso che in autonomia, senza patteggiamenti e richieste di nessun genere, dovremmo predisporci a sostenere un percorso che assumesse questi connotati.
Nessuna nuova maggioranza, nessun ingresso in giunta, ma un impegno comune per la Città. Il Consiglio Comunale ha ancora davanti quasi quattro anni di lavoro, un tempo sufficiente per provare a fare dei passi in avanti.

La città, per i suoi problemi, per le vere e proprie emergenze che si stanno evidenziando, non può più sopportare i tempi e le modalità che le sono imposte da coalizioni messe in piedi solo per vincere le elezioni e che si sfaldano non appena si devono misurare con il tema del governo.
So bene quanto sia difficile presentarsi con poche liste, e come, insieme con altri motivi, ciò comporti il rischio della sconfitta; ma – come è evidente - l’alternativa alla necessità di realizzare pratiche di buona politica, la necessità di prevedere anche modifiche alla legge, è avere, dopo il voto, città bloccate e scioglimenti anticipati dei Consigli Comunali.

Sono riflessioni per me non nuove, le ho proposte con due lettere pubbliche nel 2010, dopo aver guidato, nei 5 anni precedenti, una coalizione amplissima. E l’esperienza fatta in quest’anno con le forze che mi hanno sostenuto, con l’Associazione e con il gruppo consiliare “Per Castellammare”, assieme a tutta l’opposizione, per me è stata importane, ricca e cementata dallo spirito comune di assicurare risposte alla città; non ci ha mai mosso la voglia strumentale di contrapposizione.

Sono dunque convinto che, anche per questo, leggerete nella proposta una naturale evoluzione, una continuità di comportamenti con quanto di buono e di positivo abbiamo prodotto; e sono certo che troverete anche coerente e naturale sul piano personale - ne abbiamo parlato in diverse occasioni - che io contribuisca, a stretto giro, ad aprire questa nuova fase lasciando il Consiglio Comunale. Non è un atto di abbandono, semmai la consapevolezza che la città potrà contare su forze importanti. Sono convinto che mai come in questo momento la politica, per la bassa considerazione che ne hanno i cittadini, ha la necessità di ascoltare, di coinvolgere, di saper utilizzare esperienze, competenze, e nella nostra città non mancano. Ognuno di noi deve chiedersi se e in che modo i propri comportamenti possano aver contribuito al nascere del clima che stiamo vivendo e quali gesti compiere per ricostruire il rapporto tra politica e persone. La penso ancora come scrissi nel 2010: “Occorre far vincere i cittadini sui candidati, far prevalere lo spirito di partecipazione democratica sugli interessi personali”».

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