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Castellammare - Villa comunale, si rischia un altro stop. La ditta supera i 100 giorni di ritardo, possibile rescissione del contratto

Le penali hanno superato il 10% dell'importo totale destinato ai lavori, mentre emergono nuove inquietanti verità sull'esecuzione dell'opera. I bagni non dispongono delle pareti divisorie, la torre-faro non è ancora stata autorizzata dal Genio Civile, il collaudo è successivo all'inaugurazione.

tempo di lettura: 3 min
di Mauro De Riso
30/08/2017 14:25:50
Castellammare - Villa comunale, si rischia un altro stop. La ditta supera i 100 giorni di ritardo, possibile rescissione del contratto

Il romanzo dei lavori in villa comunale si arricchisce di un nuovo inquietante capitolo. Sono scaduti, infatti, i fatidici 100 giorni successivi alla prima sanzione inflitta alla Rf Appalti a causa del mancato rispetto del cronoprogramma e il codice degli appalti prevede, in casi del genere, la risoluzione del contratto con la ditta per inadempienza. Il termine imposto per la conclusione dei lavori, d'altra parte, era stato stabilito per lo scorso 15 maggio, una scadenza chiaramente disattesa, ragion per cui il Comune di Castellammare di Stabia ha deciso di cautelarsi facendo scattare la penale dell'1 per mille al giorno, circa 3200 euro che, moltiplicati per 100 giorni, fanno un totale di 320mila euro, ossia il 10% dell'importo complessivo da destinare ai lavori, quanto basta per poter chiedere la revoca del contratto in accordo con la normativa dal codice degli appalti.

E ora per il Comune si profila un duplice scenario. Se si dovesse optare per la richiesta di rescissione del contratto, i tempi per l'affidamento del cantiere ad un'altra ditta sarebbero piuttosto lunghi e tutto resterebbe bloccato fino a data da destinarsi. Se invece l'Ente dovesse chiudere un occhio, finirebbe per diventare ostaggio di una ditta che non può più accumulare sanzioni, avendo raggiunto il limite massimo, e potrebbe gestire in totale autonomia i tempi tecnici per la conclusione dei lavori.

Ma un'altra sconcertante realtà è emersa nel corso di una Commissione Urbanistica dai toni forti a Palazzo Farnese. La riapertura parziale del secondo tratto è avvenuta l'11 agosto in ottemperanza ad un atto di indirizzo del sindaco Antonio Pannullo, la cui volontà è stata determinante per l'inaugurazione anticipata dei settori antistanti via Mazzini attualmente accessibili al pubblico.

Il collaudo provvisorio, tuttavia, è avvenuto il 14 agosto, ossia tre giorni dopo la riapertura, un dato che evidenza l'approssimazione con cui Palazzo Farnese ha operato in merito al secondo tratto, su cui sono emersi svariati problemi relativi alla qualità delle lavorazioni eseguite. Un recente atto di indirizzo dell'assessore all'Urbanistica Pino Rubino, infatti, lascia intendere che i lavori non sono stati eseguiti a regola d'arte e che risultano errori evidenti nella posa in opera della pavimentazione, i cui problemi riguardano in primis i giunti elastici e i salti di quota tra la villa e l'area dei binari.

E intanto i tempi per la conclusione dei lavori rischiano di prolungarsi oltremodo, in quanto per la costruzione della torre-faro da affiancare al landmark non c'è ancora l'autorizzazione del Genio Civile e i bagni pubblici sono privi delle pareti divisorie, una beffa clamorosa con conseguente effetto “open space” a cui la ditta è stata chiamata con urgenza a rimediare.

«Non sono affatto contento di come sono stati eseguiti i lavori - ha spiegato Rubino - Mi brucia dover notificare questi errori perché da mesi sto chiedendo alla ditta di applicarsi con serietà per il completamento dell'opera. Rispetto la volontà del sindaco, che ha propugnato la riapertura del secondo tratto lo scorso 11 agosto, ma non condivido i ringraziamenti nei confronti di una società che ha proposto di effettuare la posa del prato nelle aiuole a settembre, sebbene disponga del cantiere da un anno e mezzo e stia lavorando sul secondo stralcio funzionale da aprile».

«Il sindaco è slegato dalla realtà - ha sottolineato Salvatore Vozza, consigliere del gruppo Per Castellammare - e continua a raccontarci che tutto va bene. La villa comunale è la cartina di tornasole dei problemi che attanagliano una realtà che fa enormemente fatica a risollevarsi dal baratro in cui è piombata. Come è stato possibile autorizzare la riapertura della villa senza collaudo? E cosa accadrà ora che sono scaduti i termini previsti per le penali?».

«Siamo dinanzi a un paradosso - ha commentato Gaetano Cimmino, consigliere del gruppo Prima Stabia -. La villa è stata riaperta senza il collaudo, poi effettuato e subito sconfessato dall'atto di indirizzo dell'assessore, che contesta l'errata esecuzione dei lavori. Senza dimenticare la questione dell'area delle giostrine, che temo possa restare così com'è, dato che il Comune ha tardato nel chiedere l'autorizzazione all'Autorità Portuale».

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