Due anni dopo, il progetto è ancora in stand by. Resta sospesa la vicenda delle opere a terra di Marina di Stabia, mai realizzate sin dal giorno dell’inaugurazione del porto turistico. La scheda progettuale con la proposta di variante da parte della proprietà era arrivata al protocollo dell’ente circa due anni fa. Una circostanza che aveva di fatto riaperto la discussione sulla questione, avviando il confronto politico e tecnico sull’opportunità di realizzare nuove case nel Marina. Il documento approvato in consiglio comunale e le due successive conferenze di servizi avevano definito uno schema, indirizzando le nuove strutture da realizzare verso la destinazione turistico-ricettiva alberghiera “funzionale e strutturale alla mission del Marina”, allineandosi pertanto alle indicazioni del Contratto d’Area. Nel frattempo è subentrato lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche. E la vicenda di Marina di Stabia si è nuovamente interrotta. I commissari straordinari, subentrati all’amministrazione per ripristinare la legalità e alle prese con svariate urgenze e progetti da portare avanti, sul porto turistico non si sono soffermati, ma alcune indicazioni sulle prospettive della città emergono dalle linee guida del Puc: meno case a mercato libero, più case popolari e zero rischi di speculazioni. Un aspetto che non ha riferimenti diretti con Marina di Stabia (dove le case sono state convertite in strutture ricettive), ma che esprime uno scenario in merito al quale i commissari e l’ufficio tecnico stanno lavorando per definire il piano urbanistico e lo sviluppo futuro della città. L’obiettivo della proprietà, intanto, è chiaro: realizzare un albergo di categoria superiore, con 120 stanze, ristoranti, piscina, ampi spazi all’aperto ed attrezzature congressuali, un residence per 54 miniappartamenti (residenze temporanee, case vacanza), una spa e fitness, nonché 120 case per gli ospiti del Marina. Mentre Comune di Castellammare di Stabia, ormai un anno fa, aveva manifestato la necessità di aumentare gli standard a disposizione del pubblico, per aprire in maniera più netta il porto turistico alla città. Resta da capire ora per quanto tempo quel pezzo di città resterà ancora degradato dopo la scelta, compiuta circa un ventennio fa, di realizzare prima le opere a mare e poi quelle a terra.
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