Un miraggio chiamato Terme. La raccolta firme organizzata dal neonato Comitato Terme di Stabia ha riacceso il dibattito su un tema a cui i cittadini sono particolarmente sensibili. Sul futuro delle Terme, d’altra parte, si sono arenate le iniziative almeno delle ultime cinque amministrazioni comunali, che non hanno saputo prevedere il destino dei due storici stabilimenti né adottare le contromisure necessarie per adattare il termalismo stabiese ai tempi che cambiavano. Insistere sulla gestione pubblica si è rivelata una scelta fallimentare per le Terme, ingolfate da assunzioni ben oltre il necessario e da spese folli. Una situazione scoppiata nelle mani della politica e dei manager che si sono succeduti, al punto che le recenti inchieste hanno portato allo scenario odierno, con uno stabilimento ormai ridotto a macerie e undici indagati per bancarotta fraudolenta. Dall’azionariato popolare allo spezzatino, dal project financing per lo stabilimento di piazzale Amendola al piano industriale con advisor pagati a peso d’oro. Fino al più recente tentativo di intesa con Regione e Mise. Dal centrosinistra al centrodestra, passando per il Movimento 5 Stelle con l’impegno di Luigi Di Maio in prima persona. Una catena di fallimenti senza precedenti. Mentre i vandali continuavano a depredare quel che resta del Solaro e la liquidazione di Sint, sancita di fatto da un commissario prefettizio, fa il paio con la sentenza favorevole ai lavoratori che chiedono spettanze per milioni di euro. E così i beni delle Nuove Terme si apprestano a finire all’asta: li acquisterà il miglior offerente. Non se la passano meglio le Antiche Terme, che ormai si limitano ad essere teatro di concerti, mentre la Regione sbaglia persino i bandi e poi si lascia andare a promesse da marinaio che vanno avanti ormai da oltre un decennio. Le sfilate elettorali dei candidati al consiglio regionale non si contano neanche più. Ed anche la riapertura temporanea per 3 mesi nel 2016 si è rivelata del tutto inutile, causando piuttosto un’ulteriore spesa a sei cifre per le casse comunali. Errori su errori, che non hanno risparmiato anche l’amministrazione uscente, rimasta al palo nella vana attesa di un cenno di vita dalla Regione Campania, che non ha mai dato riscontro alla bozza di protocollo d’intesa con Comune e Mise per il futuro delle Antiche Terme. La Regione, grande assente di questo percorso. Mentre si attende un segnale dal Governo rispetto alla partecipazione all’avviso pubblico per i Contratti Istituzionali di Sviluppo (Cis), a cui l’amministrazione uscente ha candidato la ristrutturazione delle Antiche Terme e di Caserma Cristallina. Un segnale, quello sì, che avrebbe un impatto forte sulle prospettive di sviluppo per lo stabilimento termale. Anche per risvegliare l’interesse degli imprenditori, che si dirada sempre più col passare degli anni. Un segnale per rendere più concreto il miraggio, appunto, di riaprire le porte del futuro. Quei cancelli chiusi ormai da troppi anni. Quei cancelli su cui tornano ciclicamente a consumarsi i carrozzoni elettorali, che cambiano pelle e volto. Ed oggi assumono le sembianze di una raccolta firme. Come fu l’azionariato popolare. Come fu il project o l’advisor di turno. Nulla di nuovo sotto al sole.
Panda fermata ad un posto di blocco. Uomo e donna in manette.