La commissione elettorale ha deciso: via 3 donne dalla lista Stabia Popolare. A nulla è servita l’attività di mediazione portata avanti dai rappresentanti della “lista dei medici”, a cui non è stata neppure offerta la possibilità di scegliere le candidate escluse. A pagare le conseguenze, pertanto sono state le ultime tre dell'elenco, ossia Barbara Di Maio, Emilia Cesarano e Catia Di Nardo. Una perdita non da poco per la coalizione di centrosinistra a sostegno di Antonio Pannullo, visto che l'ultima della lista è la nipote di Nello Di Nardo, il cui supporto al candidato sindaco del Pd non appare però in discussione nonostante la defezione di Catia.
Nella lista Stabia Popolare figurano 7 uomini e 17 donne, pertanto le “quote rosa” oltrepassano il rapporto limite dei 2/3 rispetto al numero degli uomini. La beffa, che si accompagna in questo caso al danno, è che proprio nei giorni scorsi a Castellammare e in altri comuni della provincia ci sono stati diversi appelli a lodare e incoraggiare i passi avanti della presenza femminile “nella società, nella politica e nelle istituzioni”. Ma la partita è tutt’altro che chiusa. I vertici di Stabia Popolare hanno infatti chiesto e ottenuto un’audizione ai membri della commissione, appellandosi ad un cavillo legislativo che, a loro dire, cambierebbe sostanzialmente le carte in tavola. Sempre lo stesso decreto, infatti, recita anche che “i 2/3 possono essere arrotondati all’unità superiore, qualora il numero dei candidati del sesso meno rappresentato da comprendere nella lista contenga una cifra decimale inferiore a 50 centesimi”. In base ai calcoli questo comma della normativa, nel caso specifico, darebbe il via libera alle 17 “quote rosa”. Ed anche i vertici campani de L’Italia dei Valori sono convinti, alla fine, di spuntarla. Anche perché nel caso in cui la situazione rimanesse bloccata anche oggi, sarebbe pronto un ricorso al Tar. «L’annullamento di liste e il taglio di candidati a cui stiamo assistendo in queste ore sul territorio nazionale dimostra che ci troviamo di fronte ad una legge elettorale farraginosa e imprecisa - ha spiegato Catia Di Nardo -. Anche il Tar ha condannato più volte le Prefetture che applicano le indicazioni contenute nelle circolari ministeriali che, a loro volta, contraddicono una legge elettorale sicuramente poco chiara. La mia candidatura a sostegno del sindaco Pannullo nasce a prescindere dalla lista in cui sono candidata. Ho aderito a Stabia Popolare nelle ultime ore perché mi interessava il principio di una lista a forte connotazione femminile, con molte donne impegnate per il territorio».
La decisione, in ogni caso, non è stata digerita dai vertici di Stabia Popolare che hanno a disposizione tre giorni a partire da ieri per presentare ricorso al Tar. Per eludere un simile scenario, Stabia Popolare ha inviato al Comune alcune note in cui chiedono di correggere l'errore effettuato in virtù di una precedente sentenza del Tar relativa ad un caso analogo, la cui interpretazione sosterrebbe la causa della “lista dei medici”. Stabia Popolare, infatti, intende evitare le vie legali sia per risparmiare le spese erariali che l'amministrazione sarebbe costretta a pagare sia per escludere il rischio di uno slittamento delle elezioni. Quest'ultima ipotesi appare invero alquanto remota, ma potrebbe concretizzarsi qualora fosse confermata la decisione assunta dalla commissione e si creassero presupposti per una lunga battaglia legale.